La pace dei consensi
30 Giugno 2009 at 12:52 | In Varie ed eventuali | Leave a CommentTags: Berlusconi, consensi, escort, Mannheimer, Palazzo Grazioli
Come disse Sabina Guzzanti durante il Vday di Grillo, le puttane dei vip (dette “escort” per non confonderle con quelle “da strada”) sono abituate a clienti che sniffano cocaina e hanno seri problemi di erezione.
Non credo che Berlusconi si diverta a tirare durante le serate a Palazzo Grazioli. Si sollazza strimpellando con Apicella, circondato da ragazzine che non danno nulla per niente, ma fanno il tifo accontentandosi di poco. Come un normale pensionato 73enne che, dopo cena, scende al bar sotto casa, canta stonato in preda ai fumi dell’alcool (un bianchino allungato con acqua) e durante gli eccessi di entusiasmo cerca di sculacciare la cameriera.
È nato così. Cresciuto come “figlio di papà” si trascina in vecchiaia le pessime abitudini apprese dai suoi cumparielli. Il problema è che il primo ministro dovrebbe amministrare una nazione, non approfittare dei poteri a lui concessi.
Non era un “gossip” come lo ha definito Minzolini al TG1, il premier va proprio a mignotte. La gente se n’è accorta e dopo il boom mancato alle europee sono aumentati i giudizi negativi (Mannheimer dall’ISPO – Documento in formato PDF). Fra le donne e i giovanissimi perde il 5%, ma anche molti cattolici praticanti iniziano a voltargli le spalle. Il dato più triste che descrive il grave scenario italiano viene osservando i consensi positivi. I maggiori provengono dai pensionati (54,7%), i disoccupati (54,5%) e gli analfabeti (57,3%). I minori dai laureati (35%) e dagli impiegati (43,3%).
In pratica l’Italia è in mano a vecchi ignoranti. E non stupiamoci se il mondo ci ride dietro.
Un “brutto episodio”
9 Maggio 2009 at 18:27 | In Varie ed eventuali | 2 CommentsTags: Afghanistan, guerra
Leggiamo queste parole e proviamo a trarne qualche conclusione:
“L’automobile correva ad altissima velocità. Faceva pensare a un atteggiamento minaccioso contro la pattuglia militare. I soldati hanno adottato le procedure previste in questi casi. Hanno lanciato segnali, avvertimenti luminosi, ma la vettura continuava a venire avanti rapida: era una Toyota Corolla di colore bianco, l’auto usata spesso dai terroristi per compiere attentati. I militari hanno esploso dei colpi in aria, sperando di indurre l’uomo alla guida a fermarsi. Invece niente: ormai ce l’avevano davanti. A quel punto, per bloccarla, non avevano scelta. Hanno puntato le armi contro il motore e fatto fuoco”.
È un ufficiale americano che parla, per giustificare il soldato Lozano che ha ucciso per errore il povero Nicola Calipari, mentre stava portando in salvo la giornalista Giuliana Sgrena? No, è il generale italiano Marco Bertolini, che tenta di spiegare l’episodio accaduto alcuni giorni fa in Afghanistan, durante il quale è stata ammazzata una ragazzina di 13 anni.
Che cosa dobbiamo pensare? Che quando gli americani hanno freddato il nostro “007″ ci siamo indignati inutilmente? Che è stato un errore ritenere che ai soldati italiani (brava gente) una faccenda del genere non sarebbe mai accaduta?
No, bisogna invece rendersi conto che chi decide di dedicare la propria esistenza alla guerra (la nazionalità non conta) ha della vita e del dolore un concetto curiosamente diverso. Infatti il generale non ha ancora terminato. Ecco come continua:
“Una cosa va tenuta bene in conto: qui i militari vivono con la consapevolezza di calpestare una terra pericolosa. Ad ogni angolo si può nascondere qualcuno che ci vuole fare la pelle. L’altro giorno hanno sparato a un elicottero italiano.
Improvvisamente Bertolini (stupito e vagamente offeso) si è accorto di essere in guerra, magari di avere anche un po’ paura. Ha scoperto che i talebani ci considerano dei nemici e che i nemici non si accontentano di farsi sparare addosso, spesso rispondono al fuoco.
Tuttavia il peggio non è ancora arrivato. Il militare conclude:
“Certo è una cosa triste. Ci saranno delle iniziative verso la famiglia della ragazzina (meno sanguinose, ci auguriamo), perché è giusto spiegare e vedere se è necessario dare un aiuto (quale aiuto si può dare a una bambina morta?). Però gli afghani sanno che noi siamo qui per renderci utili (battuta involontaria) e che un brutto episodio può capitare”.
È sbagliato. La morte evitabile e inutile di una bambina non si può definire così. Un “brutto episodio” è l’espressione che i giornalisti sportivi usano quando un gruppo di cretini intona dei cori razzisti allo stadio. O quando una scippatore strappa di mano la borsetta a una pensionata.
Io credo che per la fine della piccola afghana sarebbero opportune parole e atteggiamenti diversi. E soprattutto piacerebbe a molti che qualcuno, finalmente, se ne assumesse la responsabilità. Magari un generale.
Il significato delle parole
8 Aprile 2009 at 18:31 | In Varie ed eventuali | 1 CommentTags: Abruzzo, Berlusconi, menzogne, terremoto
C’è chi lo chiama Alzheimer, c’è chi lo definisce con maggiore precisione: Berlusconi.
Il Presidente del Consiglio è corso in Abruzzo perché lo hanno avvisato che era pieno di giornalisti: alla notizia del terremoto ha dovuto improvvisare. È sempre stato bravo in questo, a vendersi bene, a farsi la giusta pubblicità, ma gli anni pesano anche per lui ed è ormai chiaro come si stia allontanando dalla realtà, o meglio, con quale superficialità abbia sempre considerato la società che lo circonda.
L’Aquila è una città morta, altri paesi, dove continuano i crolli, presto saranno cancellati dalle cartine geografiche. La terra non ha ancora deciso se fermare la sua rabbia di scosse, gli sfollati ospitati nelle tendopoli d’emergenza sono 28 mila. A loro Silvio comunica sorridente: «Andate lì sulla costa. È Pasqua, state tranquilli. Noi faremo l’inventario delle case danneggiate, voi prendetevi un periodo, paghiamo noi.»
Non una parola su parenti o amici deceduti, neppure una frase di speranza sui dispersi. È Pasqua e bisogna divertirsi, andiamo tutti al mare, pagano loro. Loro chi? La famiglia Berlusconi? La Protezione Civile? L’Europa?
Cosa significa “prendersi un periodo”? Chi ha perso tutto dovrà prendersi un periodo per ricostruire la sua vita, aggrapparsi alla solidarietà altrui, accumulare nel tempo un minimo di pace per trovare la speranza e la forza per ripartire da zero. Forse non è proprio il momento di una gita gratuita in albergo, per una popolazione che ha perso ogni certezza e desidera solo una manciata di energia e di coraggio.
Io mi sento preso in giro di fronte a simili affermazioni inutili, fuori luogo, più simili a promesse elettorali, nel mio condominio “padano” al riparo dai drammi di questi giorni. Sono profondamente offeso da un comportamento privo di civiltà e umanità.
L’agenzia Reuters rincara la dose: “Riguardo agli episodi di sciacallaggio il premier ha commentato: «Se ci saranno episodi di sciacallaggio, lo Stato ci sarà»”. Così sappiamo dove troveranno i soldi per ricostruire l’Abruzzo.
Cuore di tenebra
6 Marzo 2009 at 7:00 | In Varie ed eventuali | Leave a CommentTags: ansia, paura, terrore, violenza

Esprimersi con termini semplici non è affatto facile: immagino che chiunque avrebbe difficoltà a descrivere nei dettagli un soggetto di tale importanza. Eppure voglio trovare le giuste frasi per farti comprendere come riesco ad immaginarla nella mia mente, illustrandola come se dovessi tradurre in parole un dipinto, o una fotografia, o — meglio ancora — un complesso paesaggio.
Essa è una immensa palude, i cui confini sono avvolti da pesanti nebbie, perse in lontananza. È semplice camminare sul fango e superarlo, infatti appare liscio e regolare, piatto e scorrevole. Il gelo lo ha ghiacciato e si è trasformato in un immenso lago scuro, duro e forte come la roccia.
Sotto gli strati superficiali riesco a percepire suoni distinti, come se il suolo fosse abitato da infinite genti intrappolate in una eterna prigione. Nel freddo le voci si inseguono, le più grandi e torbide spaventano le più lievi e candide che fuggono invano. La paura che lega queste ombre sembra trasformare il pantano immobile di acque morte in un oceano in tempesta, scosso da possenti onde e venti impetuosi, gonfie maree mosse dal semplice potere del terrore.
Sono convinto che sia proprio l’orrore che tiene in vita questo universo, in apparenza semplice, ma nella realtà ricco di preziosi castelli eretti nel tempo, pietra su pietra, le cui fondamenta si basano sull’apprensione, sui comuni timori, sul nefasto presagio. Più è valida e continua l’iniezione nell’amaro ventre di temi angosciosi, più avrò la certezza che la struttura sopravvivrà.
Perché se una sola brezza di calore umano sorvolasse per errore le basi di questa terra grigia, si potrebbe sciogliere una sottile lamina di terreno e l’ansia sarebbe libera di invadermi la mente, finendo col raggiungere le debolezze, indebolire il corpo e portarmi presto alla fine.
Io sono una persona che puoi confondere facilmente fra le altre. Non posso permettere a nessuno di intaccare un prezioso equilibrio che ho maturato negli anni, o di far nascere nei miei rubusti ideali alcuni piccoli, ma rovinosi dubbi. La mia anima è una palude di ghiaccio e tale deve restare: se ad ostentarla cresce di vigore significa che ho il compito di seguire un percorso di violenza e di sopruso, di cui non dovrò neppure provare vergogna e non sarò mai costretto a chiedere perdono.
Io sono un cattivo poliziotto.
(Il pezzo è isparato a un recente fatto di cronaca. Nella foto la locandina del film “Il cattivo tenente” con Harvey Keytel)
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