Marina vs Francesco
10 Ottobre 2009 at 19:50 | In Varie ed eventuali | 1 CommentTags: Consulta, Corte costituzionale, Francesco Cossiga, Marina Berlusconi, Paolo Bonaiuti, Silvio Berlusconi

Paolo Bonaiuti, portavoce di Berlusconi, afferma: “Dalle dichiarazioni a raffica e colme di insulti contro il presidente Berlusconi appare evidente che gli esponenti della sinistra stanno perdendo la testa. Parlano di ossessione, ma gli unici ossessionati sono loro.”
Forse non ha notato che Marina Berlusconi, in sindrome premestruale, si chiede “come si fa ad accettare una situazione come questa, quasi una caccia all’uomo?”, “Penso che contro mio padre le stiano provando tutte, da quindici anni, ma negli ultimi mesi l’attacco si è fatto ancora più violento e indecente. Hanno cercato di distruggerlo sul piano personale, con le calunnie. Ora stanno tentando di colpirlo anche sul piano economico, con quella scandalosa decisione sul lodo Mondadori. E ancora, utilizzando la via giudiziaria, con la bocciatura del lodo Alfano.” C’è un “pezzo di Italia, piccolo ma pericoloso, che non riesce a rassegnarsi, ad accettare il fatto che la maggioranza degli italiani vuole essere governata da Silvio Berlusconi.”
Il Papi sottolinea che “c’è una Corte costituzionale con undici giudici di sinistra, che non è certamente un organo di garanzia, ma è un organo politico.”
Lucido il commento di Cossiga che ci illustra i motivi del momento isterico: “Deve essere un po’ per l’età e un po’ per la mia ignoranza, ma non riesco proprio a capire cosa significhi questo collegamento tra funzioni di garanzia e volontà popolare“, perché “le funzioni di garanzia sono stabilite, per dirla banalmente, contro la volontà popolare e cioè servono a impedire che la maggioranza sia troppo maggioranza.”
Nerone
10 Settembre 2009 at 13:45 | In Varie ed eventuali | Leave a CommentTags: Berlusconi, Göring, libertà di stampa

“Ragazzi, impiegate il vostro tempo in modo diverso dalla lettura dei giornali.”
Silvio Berlusconi, 10 settembre 2009
“Quando sento qualcuno parlare di cultura, la mano mi corre al revolver.”
Hermann Göring, 10 maggio 1933, durante il rogo dei libri nella piazza del Teatro dell’opera a Berlino.
Roghi estivi
7 Settembre 2009 at 7:31 | In Varie ed eventuali | 5 CommentsTags: Berlusconi, cristianità, Gesù, Papa

Non sono credente e quindi escludo l’ipotesi di predicare “pro domo mea”. Mi pare tuttavia che la figura di Cristo meriti qualche considerazione, se non altro perché, a differenza di tanti profeti (anche moderni) ha pagato di persona e, quando gli hanno ventilato la possibilità di farsi imbullettare alla croce, non ha mai sostenuto di essere stato frainteso.
Figuratevi che l’avevano sentito dire: “è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco finisca nel regno dei cieli”. Era naturale che i ricchi si sentissero un po’ alterati e gli togliessero subito le frequenze. Se avesse avuto un bravo portavoce (diciamo un tipo come Capezzone), o un bravo azzeccagarbugli (come Ghedini) forse se la sarebbe cavata, dichiarando che si trattava di una persecuzione politica, ricusando il Sinedrio e sostenendo che lui, alla festa di compleanno della Veronica (quella del Vangelo naturalmente) non c’era mai stato.
Ma si trattava evidentemente di un’altra pasta: un tipo di cui oramai si è perso lo stampo e la materia prima.
Oggi sono in molti a definirsi “cristiani” e si ergono addirittura a “difensori della fede”. Ed è paradossale che sia io (che non sono credente e certamente non sono praticante) a sentirmi offeso per quello che dicono e che fanno. Cristo è salito al cielo e quindi non può rivoltarsi in una tomba, ma certamente da qualche parte si sta rivoltando e si chiede se valeva la pena di lasciarci la pelle per vedere lo scempio della sua predicazione.
Non dovete credere che io pretenda, da chi si dice cristiano, il rispetto di regole che nemmeno i sacerdoti si sforzano di osservare scrupolosamente. Perché mai dovrebbe sentirsi in colpa chi si è strafogato divorando un pollo, mezzo chilo di patatine e quattro gelati? O chi, da ragazzino, si è chiuso in bagno con una annata di “Playboy” ed ha commesso atti impuri per mezzo pomeriggio? O chi ha raccontato qualche innocua fandonia, magari al fisco?
Come diceva Nino Manfredi in un film (dov’era accusato di aver violentato una gallina): “Signor giudice, quella mi zampettava intorno con fare provocante. Dopo tutto un uomo non è di legno!”
Considerato che siamo tentati e peccatori, lasciamo perdere queste stupidate e parliamo di argomenti più tangibili.
Perché Cristo ha detto molte cose serie, e chi le calpesta non ha proprio il diritto di definirsi “cristiano”: occupiamoci dei fondamenti della dottrina, delle fondamenta su cui poggia tutta la costruzione. Senza tali basi la Chiesa crolla e si trasforma in un cumulo di macerie.
Ricordate ad esempio quella fantastica incazzatura che prese Gesù, quando trovò i mercanti che facevano i loro affaracci nel tempio? Rovesciò i banchetti e prese a calci nel sedere i trafficoni. Ecco: questo è un episodio che mi sembra assolutamente esemplare. Uno di quei fondamenti a cui un cristiano dovrebbe ispirarsi in tutte le occasioni (senza se e senza ma, come amano dire i nostri politici quando non sanno completare la frase).
Invece osservate cosa succede. Berlusconi si reca in Vaticano, scambia regalucci col Pontefice, sorride e gli bacia la mano. Come reagisce il Santo Padre, invece di lavarsi la mano con la candeggina (ricordandosi di un altro bacio che costò a Cristo la salita al Golgota)? Come si comporta, invece di prenderlo a calci nel culo e di farlo sbattere fuori dalle guardie a strisce colorate?
In un suo film Nanni Moretti implora D’Alema davanti allo schermo della tv e gli ripete disperato: “Massimo, ti prego, dì qualcosa di sinistra!”. Mi viene spontaneo parafrasarlo ed invocare il papa: “Benedetto, ti prego, fa qualche cosa di cristiano! Scaraventa il mercante fuori del tempio! Hai perso l’odorato? Non senti la puzza di zolfo?”.
Ma non è tutto qui, c’è un’altro di quei fondamenti che un cristiano non ha mai il diritto di ignorare, se non vuole che la Trinità si arrabbi davvero e lo fulmini con una seatta ad alto voltaggio.
Si tratta di quella sciocchezza che dice: “ama il prossimo tuo come te stesso”. Specialmente se è povero, se è affamato, se è un bambino. Se sogna una vita migliore, simile a quella di chi butta ogni giorno nella spazzatura tonnellate di cibi avanzati, acquistati per sbaglio, lasciati marcire nel frigo.
Questa è una cosa che Cristo non tollera, come non tollera che il Mediterraneo brulichi dei morti di una guerra tra poveri e ricchi, tra disperati ed egoisti, tra affamati e gente sovrappeso. Niente dovrebbe gridare vendetta agli occhi di un cristiano come l’idea di un barcone zeppo di moribondi, che vengono respinti verso il nulla per timore che li si debba ospitare, nutrire e curare a nostre spese. Magari rinunciando a una cravatta tanto carina, al quarto telefonino dell’anno o al concerto di Madonna, perché quelle sì che sono cose davvero importanti. Altro che i principi cristiani! Quelli, a difenderli, ci pensano Casini, Gasparri, Cicchitto e Calderoli (che, tanto per dimostrare la propria incrollabile fede si è sposato da poco con il rito celtico).
Un tempo chi non rispettava i principi cristiani finiva sul rogo. Brutti tempi naturalmente, che nessuno vorrebbe ritrovare. Ma almeno un cerino sotto una natica a certi finti seguaci del Salvatore, mi piacerebbe tenerlo acceso per dieci secondi: così non sarebbero in grado di sedersi a raccontare palle in Parlamento.
E comunque (anche se non sono credente e neppure praticante) mi rimane sempre una speranza: che l’Inferno esista veramente e ci sia un girone apposta per chi si permette di far rivoltare Cristo fra le nuvole, con grande angoscia dei cherubini.
Il codice d’onore
1 Settembre 2009 at 23:55 | In Varie ed eventuali | Leave a CommentTags: 10 domande, Ezio Mauro, la Repubbclica, mafia, Silvio Berlusconi

Berlusconi è in Polonia per commemorare il 70° anno dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Chissà che noia! Dove sono i festini? E le ragazze dalla coscia forte?
Prende e si mette a passeggiare fra le gioiellerie di Danzica. Avvicinato da un distratto, ma coraggioso politico locale, risponde agli attacchi fatti dal quotidiano la Repubblica: “Le loro sono domande insolenti, offensive e diffamanti. Un giornale con un direttore dichiaratamente evasore fiscale.”
Mi torna alla memoria il ‘93 dove, nell’aula bunker di Rebibbia, si sta condannando il “Capo dei capi di Cosa Nostra”, arrestato dopo 24 anni di latitanza. Totò u Curtu, all’anagrafe Salvatore Riina, rifiuta il confronto col più noto pentito mafioso che l’Italia ricordi. Spiega al giudice che “Buscetta è un uomo senza morale, uno che nella sua vita ha avuto tante mogli. Non intendo abbassarmi al suo livello”. Una frase che gli costa caro, perché confessa il rispetto di un codice d’onore che appartiene alla criminalità organizzata di origine siciliana.
Il mandante delle stragi che colpirono Falcone e Borsellino, per la sua omertà, viene rinchiuso in carcere.
Il premier a Danzica impallidisce, gli chiedono se si sente bene. Risponde: “non sono malato, anzi sono Superman”. Forse, anche lui, stava pensando ai silenzi di Riina.
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