Auguri Silvio!

30 settembre 2008 alle 21:43 | Pubblicato su Satira | 1 commento
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Quotidiano.net ha invitato i lettori a scrivere un messaggio al Presidente del Governo nel giorno del suo compleanno. Gli auguri sono stati molti, soprattutto da parte dei sostenitori del centro destra. Spiccano frasi da tifo ciclistico (“non mollare” e “continua così che vai bene”), inadatte espressioni per condoglianze (“ti siamo vicini”), benedizioni da parte dell’intera famiglia (“non c’è giorno che non ringraziamo il Signore”) e slogan da stadio calcistico (“sei tutti noi” e “grazie di esistere”).

Fra i meriti troviamo parole come “statista”, “coerenza” e l’inflazionata “democrazia”; i cattivi sono etichettati ancora “comunisti e viziosi”, infatti “il veleno che le manifestano è solo invidia”. Non mancano riferimenti a Mussolini e ai “giovani caduti della RSI”: per questo si raccomandano “dica ai suoi tanti, troppi lacchè che ci sono nel paese, di non chiamare sempre comunista o di sinistra quelli che non la pensano come lei. Lei che ha tutto e non ha bisogno di regali, faccia ai veri liberali (che certo non possono votarla) questo dono”.
A mitigare il suo odio per la giustizia gli augurano di potersi presentare “presto in un aula di tribunale come farebbe un rispettabile cittadino italiano!”, Lorenza si rammarica: “Caro Silvio… per quest’anno ormai non ho pensato a nulla. Ma per il prossimo compleanno ho le idee chiare: vorrei regalarle una bella cesta di arance rosse di Sicilia…”

I pensionati gli rammentano la pensione bassa, in molti gli rammentano che dovrebbe essere in pensione da un pezzo.
Un economista individua sottili coincidenze: “Anche la borsa le ha fatto gli auguri e un bel regalo! Meno 5% (un tracollo)”.
La mania di persecuzione è contagiosa, Gerardo confessa: “Lo sai, hai tanti nemici ed anche io ne ho; comunque c’è un famoso detto: molti nemici, molto onore!”
Gengis (ermetico): “Meno male che ci sei tu in Italia ché, altrimenti, non ci sarebbe nessuno.”
ruscelloni@libero.it (amicizia lunga): “Facciamo un patto, tu te ne vai e io ti faccio gli auguri… dopo.”
Lorenzo (paziente): “Silvio per nostra fortuna non sei immortale.”
Linda (dubbiosa): “Vorrei saper dove ha fatto la plastica per dimostrare la sua tenera età. Mi domando se è lei il cavaliere mascherato…”
Fava (in minoranza): “Grazie per come ci plasmi l’informazione. Grazie per come ti modifichi le leggi, anche incostituzionalmente. Alla fine fai bene, finché ci sono cretini che ti votano… hai vinto tu!”
Cosimo (idem come sopra): “Certo, gli auguri si fanno sempre, però devo dirle che come imprenditore è molto più credibile che come politico e, secondo me, avrebbe fatto bene a rimanere tale. Ma per sua fortuna la scolarizzazione in questo paese è bassa… e quindi viva Berlusconi!”
Anna (di Sandro Bondi): “Butta fuori i comunisti che hanno rovinato l’Italia. Te lo dice una ex iscritta al PCI. Non mi vergogno, ma per fortuna che c’era Andreotti e che ci sei tu.”
Marcella (curiosa, e ancora più curiosa): “Ma come si fa a fare gli auguri a un uomo del genere, ci sta portando alla rovina e tutti a complimentarsi, ma complimenti per che cosa? Per come si sta facendo gli affari suoi? Per quello i complimenti glieli faccio anche io. A proposito, ma quei denti sono tutti suoi?”
Beppe (manager carnale): “Solo un piccolo consiglio: tolto la scempio della prostituzione dalle strade, riapra le case chiuse. Legalizzato e monitorato, il mestiere più antico del mondo sarebbe più sicuro sotto il profilo sanitario e della sicurezza. In più sarebbe una ricca fonte di reddito e quindi di tasse. Ci pensi, Presidente.”
Benedetto (tocca ferro): “Anch’io ho compiuto 72 anni… siamo al trapasso, inutile insistere. Gioventù, gioventù, te ne vai e non torni più: un ritornello che conosce bene, che cantavano i vecchi quando eravamo bambini, nessuna illusione, siamo della categoria dei vecchi.”
Paolo (calunnia): “Facci un regalo pure a noi praticanti: togli questo esame farsa da avvocato che non serve a nulla. Ci sono così pochi avvocati, che alla tua udienza eri senza!”
Lorenzo (matematico): “Caro dottor Berlusconi, il mio migliore augurio è che lei possa presto verificare di persona la dolce mano Regina fra le Scienze, la Statistica… possibilmente mentre si trova sull’aereo che noi le paghiamo… in volo al centro del Tirreno.”
Giancarlo (indulto): “You are the best! Happy birthday from The Bahamas, Gianni.”
Rossano (intimo): “Se vieni in America fatti sentire, un saluto cordiale.”
Saubran (doccia fredda): “… ma ti chiedo una cortesia, a nome di tutti quei giovani che grazie al caro Brunetta si troveranno senza lavoro, grazie al nuovo decreto fatto da lui, parlo dei 50.000 precari del pubblico impiego. Ti prego calmalo e fallo ragionare, ci farà perdere un sacco di voti.”
Gianluca (sottile come solo i partenopei sanno essere): “Napoli è con te… grazie per aver pulito tutto… come ha fatto Prodi… identico proprio!”
Roberto (geloso): “… il mondo vive sull’orlo del baratro economico… e lui se ne va da Messegue e fa vedere agli italiani l’ultimo villone che si è comprato! E noi tutti contenti e felici!”
Vincino (lapidario): “Vomito.”
Luccar (cattolico): “Le auguro una immediata santificazione.”
Mazz (induista): “Io credo nella reincarnazione e spero che nella prossima vita abbia tutto quello che merita!”
Dario (nostalgico): “Quand’è che occupiamo la Libia? Non si era detto per il ponte dei morti?”
Nonnelmiogiardino (lucida): “Scusate, ma una trovata come questa (gli auguri sul giornale al Presidente) l’avete copiata da Saddam o è un revival degli auguri a Stalin negli anni ’50?”
Lo spaesato Leonardo (dalla Svizzera) annuncia il dramma: “Spero un giorno vederla presidente della nostra bell’Italia!”
Maria lo ritiene “grande, coraggioso, leale, e stimato da tutti” e termina con l’illusorio “il tempo ti darà sicuramente ragione”.

Termina Primo Chiarini, il cui nome vorremmo leggere più spesso sulle pagine di tutti i nostri blog: “… il destino finora ha deciso che non ci incontrassimo, ma se necessiti di una risorsa umana con trent’anni di esperienza per risolverti qualche problema: contattami. Sono l’ideatore e presidente del progetto «l’orologio della torre di Brisighella» l’unico che funziona a sei ore con una lunga storia. Te lo vorrei regalare per il tuo compleanno, per ora accontentati del pensiero.”

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Pierino inciampa e cade

30 settembre 2008 alle 15:43 | Pubblicato su Varie ed eventuali | Lascia un commento
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Piero Ostellino nella rubrica Il dubbio, apparsa sul Corriere del 27 settembre, fa alcune affermazioni che lasciano appunto… dubbiosi. Ma, visto il titolo, forse è proprio questo lo scopo del suo articolo.

Egli si scaglia contro i colleghi che “rovistano nei cassetti e pubblicano tutto quello che ci trovano”, privilegiando i vizi privati di personaggi (tipo Essebì) per altro verso ammirevoli e trascurandone magari le pubbliche virtù. Usa il suffisso “ismi” per identificare le peggiori linee editoriali che affollano il Bel Paese, basate su scandalismi, moralismi, dipietrismi, e io aggiungo berlusconismi, padanismi, servilismi.

Il gossip non è giornalismo. Vero. Non mi aspetto di trovare in edicola (oppure on-line) quotidiani privi di ogni riferimento al costume, alle abitudini naïf, alle buffe manie. Sarebbe insipido e noioso come il mitico Bollettino dei naviganti radiofonico. Infatti anche i redattori dello stesso Corriere hanno ritenuto opportuno dedicare quasi interamente pagina 23 a Raf ed Amanda, accusati di omicidio. Il primo in “giacca bianca e camicia azzurra”, la sua ex in un “look semplice e non aggressivo”, che si scambiano misteriosi sguardi per tutta l’udienza.

Ostellino cita Winston Churchil, alcolizzato cronico, e si chiede se sia più meritevole ricordarlo “per aver contribuito a salvare dal nazismo il suo Paese” o “per i suoi vizi privati”. Domanda retorica, senza ombra di dubbio.

Al termine Pierino scaglia una vigliacca monelleria, preparata ad arte, un’affermazione inattesa che lascia basiti. Conclude dicendo: “Mi aspetto, ora, che qualcuno degli «ismi» se ne abbia a male e mi accusi di voler proteggere i mascalzoni. Non lo faccia. Proverebbe solo che la sua capacità di capire è davvero limitata, quando le cose si fanno un po’ più articolate e complesse. Come volevasi dimostrare.”

In sostanza lui la pensa così e ritiene un idiota chi ha un diverso parere. Alla faccia della libertà di opinione e della tolleranza!

Massaggi e messaggi

27 settembre 2008 alle 21:39 | Pubblicato su Satira | Lascia un commento
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Silvio Berlusconi segue in prima persona le ultime fasi del difficile salvataggio della compagnia di bandiera. Infatti è (ufficialmente) sul lettino di un fisioterapista, in Umbria, a farsi sistemare la schiena dolorante.

Sull’orlo di un esaurimento, è ossessionato dall’idea che qualcuno possa chiedergli come mai, dopo aver osteggiato in ogni modo l’intervento di Air France per salvare Alitalia, ora invece raccomanda alla “cordata” un’altra compagnia straniera.
Spiega le sue simpatie per Lufthansa dichiarando: “Dove pensavate che Air France avrebbe portato i milioni di turisti che verranno in Italia? A Todi o nei castelli della Loira? La risposta è scontata”.
È facile ribattere con un’analoga domanda. Dove pensa il Cavaliere che Lufthansa porterebbe i milioni di turisti che vorrebbero venire in Italia? A Todi o ad ammirare il duomo di Colonia?

Ma non vogliamo mettere in imbarazzo il nostro premier pretendendo una risposta troppo difficile. Ci basta immaginare i racconti dei turisti che hanno acquistato un biglietto per Todi e, dopo un viaggio con Air France, sono tornati a casa con le foto dei castelli della Loira.

Direbbero agli amici: “È incredibile come l’architettura italiana assomigli a quella francese. E anche il cibo ed il vino: in ogni ristorante abbiamo potuto mangiare zuppa di cipolle e bere dell’ottimo Medoc. Non ci crederete, ma tutti gli abitanti conoscono il francese alla perfezione, anche i bambini piccoli!”.

Silvio, con tutti i soldi che hai, perché non assumi un nuovo autore che ti scriva battute migliori?

L’annunciazione

27 settembre 2008 alle 21:28 | Pubblicato su Varie ed eventuali | 2 commenti
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McCain, aspirante alla presidenza degli Stati Uniti, prima di salire sul palco della convention repubblicana, si è sentito costretto ad emettere un comunicato stampa in cui Sarah Palin affermava di “essere orgogliosa della decisione di sua figlia Bristol di avere il bambino.”

Quale bambino? Quello che tiene nel pancione da cinque mesi, ottenuto grazie al piacevole supporto di Levi Johnston, lo sbarbatello facilmente riconoscibile a causa del suo sorrisetto finto e terrorizzato.

Dov’è Bristol? Bristol è una città situata a sud di Londra. Ma a noi non interessa la geografia e tanto meno quella inutile località inglese. Abbiamo solo sbagliato domanda…

Chi è Bristol? È l’ingegnosa figlia diciassettenne della Palin. Sapendo che l’Alaska è uno degli Stati confederati più anonimi e ignorati, ha deciso bene di fare pubblictà alla madre governatrice ignorando le più semplici regole anticoncezionali.

Chi è Sarah Palin? Ecco, avrei preferito rispondere a tutte le domande possibili ed esistenti, ma evitare questa. Ad esempio, desideravo tanto replicare al “perché i kamikaze si mettevano il casco?”. La questione è imbarazzante, ma la verità deve cacciare ogni ombra, quindi informo i più sprovveduti che la bella signorotta è la condidata conservatrice alla vicepresidenza degli USA.

Bona la mamma, bona la figlia. Che frase volgare! La figlia è minorenne, comunque caruccia; la madre arrivò seconda al concorso di miss Alaska nell’84, discreto bocconcino per chi ama le femmine mature: ha infatti portato alla creazione di un nuovo acronimo: VPILF “Vice President I’d Like to Fuck“. Lascio a voi intellettuali e poliglotti la traduzione e mi raccomando di accogliere con sensibilità ogni recondito significato dello slogan. Sissignori, lady Palin è stata scelta dall’attempato McCain come vice!

Si sbaracca? No, l’articolo non è finito, e poi avrei scritto “Si sbarack Obama?”, perché se il giovane coloured perde la strada che lo porta dritto alla Casa Bianca, ci ritroviamo per altri 4 anni i repubblicani a pilotare i rottami della più potente nazione della Terra.

La sfera di cristallo. Immaginiamo che vinca il nonnetto. Si esagera con i brindisi e le grandi torte di polistirolo piene di donne nude dalle tette enormi. Si passa un giorno con l’emicrania e finalmente ci si mette al lavoro. McCain – che ha già superato le 72 primavere – chiama la vice nella Stanza Ovale per discutere di politica estera. Sarah entra, le scivola il notes, si china per raccoglierlo, mostra le autoreggenti in tutto il loro erotico splendore, il vecchio ha una sincope sincopata e muore sul colpo.
Ambulanze, polizia, guardia medica: non c’è più niente da fare. La Palin viene ricomposta e trascinata in Campidoglio per il giuramento solenne di fronte al popolo americano: è lei il nuovo presidente.

Ora, prima di poter esultare dinanzi alla prima donna “prima donna” (gioco di parole brutto, ma inevitabile) torniamo con serietà alla domanda D: chi è veramente Sarah?
Sarah Louise Heath è moglie di Todd Palin, pescatore esquimese e consulente presso il colosso petrolifero BP. E fin qui nulla di male.
La coppia ha cinque figli. Abbiamo parlato della libertina Bristol, ne ignoriamo tre e ne resta uno: Trig. All’inizio della sua gravidanza, la madre viene messa al corrente del fatto che il nascituro è affetto dalla sindrome di Down. La donna non ha dubbi e mette alla luce senza esitare il bambino. Infatti Sarah è una convinta antiabortista (pro-life) e milita nella destra religiosa, chiusa ed estremista, simbolo sottoculturale delle zone più povere e desolate. Una destra che guarda naturalmente con biasimo e disprezzo agli omosessuali, tanto è vero che la governatrice si oppone al loro matrimonio. Queste sue convinzioni radicali derivano dalla Chiesa Pentecostale, comunità evangelica che frequenta regolarmente e nella quale interviene nel giugno del 2002 con un bizzarro discorso, dove afferma che le truppe inviate in Iraq agiscono secondo piani divini (a task that is from God) e incita i fedeli a pregare per il completamento di una tubatura da 30 miliardi di dollari che attraversa il paese: “Penso che la volontà di Dio sia quella di unire la popolazione e le aziende per terminare la costruzione del gasdotto” (I think God’s will has to be done in unifying people and companies to get that gas line built).
Nello stesso luogo di culto si sottopone ad un imbarazzante rito di “protezione contro la stregoneria” officiato da un vescovo keniota e, mentre il sermone prosegue contro le religioni islamiche e buddiste, si scopre che nel 2000 ha sostenuto la campagna presidenziale di Pat Buchanan (un giornalista cattolico-conservatore, apertamente dichiaratosi filo-nazista). Tanto che il congressista democratico Robert Wexler lo giudica un insulto verso gli ebrei e chiede delle scuse ufficiali.
Detto questo non stupisce che la Palin sia membro della “National Rifle Association”, la lobby che sostiene – con successo – la vendida delle armi da fuoco negli Stati Uniti. Sull’argomento Michael Moore ha raccontato tutto nell’agghiacciante documentario “Bowling for Columbine” e quindi ogni altro commento sarebbe eccessivo.

Ritorno al futuro. Bene, abbiamo conosciuto meglio Sarah e le sue idee, possiamo tornare al suo giuramento come 45° presidente, pronunciato, con grande eleganza, sul cadavere ancora caldo di McCain.
Adesso fate uno sforzo di immaginazione e concentratevi sulla tensione che deve sopportare una bigotta di mezza età, col fucile a canne mozze requisito per motivi di sicurezza, circondata da stagisti omosessuali e promisqui, con guardie del corpo e generali che bestemmiano ogni cinque minuti, spiata dalla foto della famiglia – allargata (de panza) – posata in un angolo della scrivania, durante una video-conferenza col presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad che mostra la bomba atomica e fa il gesto dell’ombrello.
Immaginate le sorti del pianeta legate ad una sindrome premestruale!

Zitti e a casa!

22 settembre 2008 alle 5:39 | Pubblicato su Varie ed eventuali | 11 commenti
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I media italiani hanno messo a confronto in questi giorni l’atteggiamento dei dipendenti dell’Alitalia con quelli della banca americana Lehman Brothers, ponendo in grande rilievo la dignità con cui gli statunitensi hanno lasciato quietamente l’azienda e condannando invece le urla di giubilo dei “nostri” nel momento in cui hanno saputo che la CAI aveva abbandonato il tavolo delle trattative.

Ora vorrei sbagliarmi, ma questa valutazione puzza terribilmente di quello che, con un termine sicuramente obsoleto e forse antipatico, definirei un atteggiamento padronale. In effetti ai nostri opinionisti (ma ce n’è qualcuno ancora di sinistra?) è piaciuto molto il modo americano di chinare il capo, riempire lo scatolone con i rimasugli di vent’anni di lavoro e andarsene a piangere a casa (col mutuo subprime da pagare). Senza incazzarsi, senza protestare, senza nemmeno chiedersi se i respondabili di quel disastro incredibile avrebbero pagato (letteralmente pagato di tasca loro) il male che avevano fatto a migliaia di padri e madri di famiglia. I muli hanno lavorato e adesso vengono anche bastonati: il loro dovere (che suscita grande ammirazione) è quello di trotterellare in silenzio fuori dai coglioni.

Qui da noi, grazie al cielo, le cose non funzionano così. Qui, prima di riempire gli scatoloni, la gente ha il coraggio civile e politico di farsi sentire, di dire le proprie ragioni e di chiedere un po’ di rispetto. E di sghignazzare, quando i “salvatori” si mostrano offesi e mollano l’osso carnoso a cui si stavano affezionando. Magari perfino di rischiare il posto, pur di non dargliela vinta.

E allora qualcuno mi dica chi si comporta con più dignità!

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