Titanic

22 settembre 2008 alle 3:14 | Pubblicato su Satira | Lascia un commento
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Il collegamento dell’isola di Fiumicello con la terraferma è garantito da un battello che, due volte al giorno, compie il viaggio di andata e ritorno trasportando tutto ciò che serve alla sopravvivenza degli abitanti, oltre alle centinaia di turisti che ogni anno sorreggono l’economia locale.

Sull’imbarcazione, battezzata con eccesso di patriottismo VIVA L’ITALIA, lavorano venti marinai. Il tempo e la salsedine hanno cancellato le prime tre lettere e ora sulla fiancata del battello si possono leggere solo quelle restanti.

E del resto tutto il natante comincia ad essere piuttosto malandato e molti temono, da un giorno all’altro, che metterci piede possa anche diventare pericoloso. Infatti, una brutta mattina, sballottato dalle onde del mare grosso, il battello comincia a fare acqua e i marinai lanciano una disperata invocazione di soccorso.

Sull’isola naturalmente si vivono ore drammatiche, ma ecco che un gruppo di spericolati turisti francesi si offre di partire con la propria barca in aiuto del natante che affonda, e già stanno per prendere il largo, quando interviene il sindaco dell’isola che blocca l’iniziativa dicendo: “Il battello in pericolo è italiano e nessuno potrà dire che gli italiani non sono in grado di salvare i loro compatrioti!”.

Il sindaco di Fiumicello, per lunga abitudine, è chiamato da tutti il Cavaliere (molti, per la verità, non ricordano nemmeno il suo vero nome) ed è un tipo che per l’isola ha realizzato davvero molto. Pensate che ha fatto costruire a proprie spese perfino un vulcano artificiale. È così realistico che ogni tanto provoca anche un terremoto, pure quello molto realistico.

Comunque, dopo aver bloccato i transalpini, il Cavaliere si guarda attorno in attesa che qualcuno si faccia avanti, dimostrando l’italico ardimento. Ma pare che all’improvviso nessuno riesca più a proporre concrete e valide idee. Il sindaco comincia a innervosirsi, perché rischia di fare una figuraccia e teme che gli isolani magari non lo eleggano più.

Così prende da parte due amici fidati (Nicola, detto Cola e Antonino detto Nino) e dice loro: “Carissimi Cola e Nino, se mi andate a salvare quella ventina di poveracci, potete star certi che non ve ne pentirete. Vi affiderò l’appalto del servizio di navigazione che, detto fra noi, rende davvero parecchio”.

I due capiscono l’antifona e si fregano le mani: il Cavaliere è sempre stato generoso con chi l’ha aiutato ed anche loro ne avranno certamente un discreto tornaconto. Così, senza indugiare, saltano sul loro yacht insieme ad altri quattordici volonterosi, avviandosi verso il mare aperto.

L’imbarcazione di lusso taglia le onde portandosi al largo. A poppa l’ambiziosa scritta CAPRI urta un tronco di legno alla deriva e il “PR”, lucido e dorato, va a fare compagnia alle sardine sul fondo del mare.

Finalmente i sedici audaci, dopo una faticosa navigazione, raggiungono la barca in pericolo e, grazie a un megafono, si metteno in comunicazione con i malcapitati.

“Siamo venuti a salvarvi!”
“Era ora. Avvicinatevi…”
“Non ancora, prima dobbiamo metterci d’accordo.”
“D’accordo su cosa?”
“Su chi possiamo caricare. Il nostro yacht non è molto grande. In quanti siete?”
“Venti…”
“Non siamo in grado di prenderne tutti. Tre o quattro vanno abbandonati… dategli un salvagente. E poi c’è un altro particolare.”
“Cioè?”
“Da oggi saremo noi a gestire il servizio e quindi abbiamo intenzione di dimezzarvi la paga.”
“Ma già guadagnamo una schifezza…”
“Potrete rimediare facendo tre viaggi al giorno invece di due.”
“Siete delle carogne! Accostate veloci…”
“C’è un’ultima condizione…”
“Che cosa?”
“Dovete inchinarvi, ringraziare e dimostrare che siete riconoscenti.”
“Questo ve lo sognate!”
“Allora noi ce ne andiamo!”

Lo yacht di salvataggio inverte la rotta, inseguito dalle grida di approvazione dei dodici marinai che, mentre la loro barca affonda, si gettano in mare e si dirigono a nuoto verso l’isola pensando: “Meglio annegati che fregati“.

Per ora non sono ancora arrivati a terra, ma è gente dura e siamo sicuri che ce la faranno. Alla faccia di Cola, di Nino e specialmente del Cavaliere, il quale va raccontando a tutti come quei dodici disgraziati, pur di fargli dispetto, stanno mettendo in pericolo l’economia e la sopravvivenza dell’isola.

Morale:

Al governo senza dubbio
ci son tipi molto scaltri:
tutti i meriti sono loro
e le colpe son degli altri.

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