Anime bianche

30 ottobre 2008 alle 0:19 | Pubblicato su Satira | 1 commento
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La scrivania di san Pietro è carica di candidi dossier e davanti a lui si snoda, a perdita d’occhio, la coda dei nuovi arrivi che diventa più fitta ad ogni istante. Ma sebbene l’attesa sia lunga, nessuno protesta come certo avrebbe fatto sulla Terra: nel silenzio assoluto risuona soltanto la voce del giudice celeste che chiama pazientemente le anime, le interroga, consulta il relativo fascicolo ed infine decide.
Per qualcuna si apre una grande porta dorata, dalla quale filtrano una luce accecante e un tintinnare di cetre. Per altre, sotto i loro piedi, si apre una botola che le fa sprofondare verso luoghi misteriosi, dove le più fortunate resteranno per qualche millennio e le altre per l’eternità.

“Anima IT08-5679213” chiama san Pietro.
Alla scrivania si avvicina un giovanotto dall’aria spaesata e intimorita, che non sa cosa fare delle proprie mani e infine le fa sparire nelle tasche sformate della giacca.
“Mi sembri nervoso” osserva il divino magistrato.
“È normale, mi pare…”
“Solo se ti porti dentro qualcosa che vorresti non avere commesso.”
“È proprio questo il problema” balbetta il ragazzo. “In verità non sono stato uno stinco di santo… con tutto il rispetto, naturalmente.”
San Pietro apre il dossier di IT08 e lo sfoglia aggrottando la fronte.
“Uhm… hai ragione, figliolo. Non vedo niente di buono. In ventiquattro anni di vita sei riuscito a bestemmiare 12000 volte e a raccontare più di 4000 bugie.”
Il ragazzo annuisce tristemente: “A quanto pare non vi è sfuggito nulla! È tutto annotato sul registro?”
“Ci puoi giurare!”
“Allora sapete anche di quelle tre o quattro volte con la moglie del fornaio…”
“Tre o quattro? Qui veramente è segnato cinquantatre! Più trentacinque con la figlia del sindaco, ottantasei con la cassiera del bar e quattordici con una certa Claudia, una turista tedesca…”
“Quella s’è fermata in paese soltanto una settimana!” si giustifica il giovanotto.
San Pietro alza gli occhi dal registro e fissa IT08 sconsolato.
“Ma non pensavi ad altro?”
“Siamo fatti di carne, dopotutto.”
“Siamo? Eravamo, vuoi dire. E poi perché parli al plurale?”
“Beh… credevo… che quando faceva il pescatore…”
“Non sono cose che ti riguardano. Piuttosto cerchiamo di concludere. Non vedi quanta gente sta aspettando?”

San Pietro inizia a sommare cifre usando una rumorosa calcolatrice meccanica e intanto borbotta fra sé, scorrendo le pagine del fascicolo: “Atti impuri, bestemmie, falsa testimonianza, donna d’altri, qualche furterello… uuhh… qui rischi di brutto. Se superiamo i 10.000 anni di purgatorio sarò costretto a…”
In quel momento accanto alla scrivania si materializza un angelone trafelato e ansimante, come se avesse appena concluso una maratona.
“Un momento, capo!” dice rivolgendosi a san Pietro. “Non prenda decisioni affrettate!”
“E tu chi saresti?”
“Sono il suo angelo custode.”
“Angelino mio, anche tu devi coniugare al passato prossimo.”
“Sì, giusto… Ero la sua amorevole guida, il sapiente maestro, il fedele esecutore dei consigli di Dio, che vigilava sulla sua persona.”
“Bella frase da novena. Ci scommetto l’aureola che svolgi l’incarico da meno di trecento anni.”
L’angelo annuisce desolato, fa spalluce e un’ala prende in pieno la barba di San Pietro.
“Attento a quello che fai, pasticcione! Perché non ti mandano a suonare le campane?”
“Stonavo.”
“Con le campane?”
“Sampiè, lo confesso, mi sono appisolato solo cinque minuti. Faticavo ventiquattr’ore su ventiquattro, senza mai una settimana di ferie, né un giorno di riposo…”
“Lascia perdere e dimmi cos’è successo!”
“Davvero non lo so. Ho girato l’occhio per un istante e lui è cascato come un sasso dall’impalcatura!”
A quelle parole San Pietro ammutolisce. La sua espressione severa si trasforma in sorpresa, come quella volta che gli apparve Gesù, mentre lui se la squagliava da Roma.
“Vuoi dire che questo ragazzo è morto sul lavoro?”
“Esatto!”
“E come mai sul registro non c’è scritto?”
“Ho finito proprio ora di compilare l’ultima pagina del mio rapporto. Per fortuna sono arrivato appena in tempo.”
“Appena, appena” dice san Pietro, cercando di mostrarsi seccato. Ma si vede benissimo che invece è felice come un bambino.
Fa un gesto e di colpo le pagine del fascicolo diventano bianche.
“Che succede?” chiede il ragazzo perplesso.
“La vedi quella porticina là dietro?” indica il santo. “È un ingresso riservato a quelli come te.”
“Quelli come me? Veramente non capisco…”
“Sbrigati, prima che il principale cambi idea.”
Dall’altro risuona un sordo brontolio, ma san Pietro sorride al ragazzo.
“Fa sempre così, perché vuole comunicarci che la procedura non è molto regolare. Ma in fondo è lieto, ogni tanto, di fare qualche eccezione. E adessa va’, c’è un sacco di gente che ti aspetta.”

La porticina ha un’aspetto anonimo, quasi nascosta dietro alcune nuvolette, come se le sua funzione fosse trascurabile o comunque secondaria. IT08 è ormai rassegnato, deve accettare il giudizio emesso. Oltre la soglia viene avvolto da una intensa e calda luce, mentre una melodia di cetre ne accompagna il cammino. Con discrezione gli si avvicina una folla numerosa che gli dà il benvenuto.
“Noi siamo morti costruendo le piramide d’Egitto…”
“Noi siamo sepolti nelle miniera d’oro del Sudafrica…”
“Noi siamo le ragazze bruciate a New York nell’incendio della Triangle…”
“Noi siamo gli operai della Thyssen…”
“E io” dice il ragazzo “sono un muratore di ventiquattro anni caduto da un’impalcatura.”

In fondo quassù si sta bene, pensa. È un vero Paradiso.

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1 commento »

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  1. Intanto il Comune di Cesena ha ricompensato moralmente e indicato a pubblico esempio per la sicurezza sul lavoro la Paresa spa, un’azienda in cui è morto un operaio. Che senso ha?
    http://noirpink.blogspot.com/2008/11/azienda-killer-pentita-premiata-per-la.html


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