Biberon

21 novembre 2008 alle 9:18 | Pubblicato su Satira | 3 commenti

biberon

Quando il dottor Scapagnini (ex sindaco di Catania e medico personale di Essebì) disse che, grazie al suo filtro magico a base di papaia, il Capo sarebbe diventato praticamente immortale, pochi ci credettero e nessuno accettò la dolorosa prospettiva.
Invece gli scettici (i soliti comunisti) sono stati brutalmente smentiti e lui ha cominciato a ringiovanire, di giorno in giorno, di ora in ora.
Quando ha compiuto settant’anni, ha detto che se ne sentiva cinquanta. L’anno successivo è sceso a quaranta. Dopo altri dodici mesi, l’età che vantava si aggirava attorno alla trentina.
Così può bastare, dirà qualcuno. Nemmeno per sogno! Un paio di giorni fa, dopo avere smentito il malore che gli avrebbe impedito di partecipare a un convegno veronese, Silvio ha affermato: “Sto benissimo! Affronto tutte le azioni con la gagliardia d’un ventenne!
Purtroppo ieri è capitato un problema che ha rivelato il punto debole della “scapagnino-terapia”: la regressione è purtroppo inarrestabile.
Il cancelliere tedesco Angela Merkel è scesa dall’auto in una piazza di Trieste e ha cercato con lo sguardo un po’ confuo il nostro premier che doveva accogliere l’ospite d’eccezione. Possibile che si fosse scordato dell’appuntamento?
Non se n’è affatto dimenticato! Nelle ultime ore è ringiovanito ulteriormente e adesso ha solo otto anni. Così, per fare uno scherzo nuovo e simpatico, si è nascosto dietro uno dei pennoni che reggono le bandiere, e di qui salta fuori gridando allegramente “Cucù!”. La Merkel trattiene un vaffanculo e gli porge un lecca-lecca per far capire a tutti che apprezza le burle.
Adesso il problema si pone per il prossimo G20 che si terrà fra cinque mesi. Quanti anni avrà Berlusconi nell’aprile del 2009? I cuochi del pranzo di gala sono in allarme: ci vorrà il biberon, o sarà ancora in grado di usare il cucchiaino – lanciando pastina verso Obama e Zapatero? Le segretarie si palleggiando il compito di cambiargli il pannolino nel caso che…

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“Non siamo dei picchiatori”

19 novembre 2008 alle 9:04 | Pubblicato su Varie ed eventuali | 7 commenti
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carlogiulianiragazzo

Alcune affermazioni di Vincenzo Canterini, comandante del VII Nucleo Mobile nei giorni del G8, condannato a 4 anni per falso ideologico e di calunnia in concorso.

“… abbiamo buttato il cuore oltre l’ostacolo profondendo il nostro corpo e le nostre energie nel contrasto ad individui mascherati, violenti ed organizzati, quanto e forse meglio di noi.”

“Dopo 18 ore di servizio siamo stati richiamati di nuovo all’opera e ci è stato ordinato di entrare in piena notte, in un edificio che non conoscevamo, dicendoci che probabilmente vi avremmo trovato occupanti pericolosi ed armati.”

“Lasciamo tutte queste persone nei loro passamontagna e con i loro bastoni, diamogli l’illusione di aver vinto e facciamogli vedere che alla lunga saremo noi a vincere e potremo guardare loro negli occhi non con odio, ma con la serena consapevolezza della nostra innocenza.”

11b

“Coraggio ragazzi, il vostro Comandante vi è vicino ed ancora indossa il casco e impugna il manganello insieme a voi. Ancora non ci hanno messo a terra.”

“Non siamo picchiatori. Serviamo lo Stato, conosciamo le leggi. Non siamo noi ad aver sbagliato.”

“In questi sette anni, non c’è stato un solo giorno in cui non mi sia associato al giudizio che di quella notte venne dato dal mio vice, Michelangelo Fournier. Disse: “È stata una macelleria messicana”. E lo disse la prima volta che, insieme, fummo sentiti dal procuratore aggiunto di Genova, qualche giorno dopo i fatti. Cosa doveva dire di più? Il punto è che non sono io, non siamo stati noi i macellai di quella notte”.

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Canterini ha ragione, non fu lui a dirigere la mattanza alla Diaz. Nell’operazione furono impiegati più di 400 tra agenti e funzionari, lui ne comandava solo 70.
Afferma: “… in sette anni, si è preferito che il faro rimanesse puntato soltanto sul VII nucleo”,
quindi conosce bene i responsabili.
Non si deve sorprendere della condanna. In fondo il suo lavoro è “servire lo Stato”.

Eluana

18 novembre 2008 alle 3:21 | Pubblicato su Varie ed eventuali | 3 commenti
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ely11

Beppino: Mi senti?
Eluana: No.
B: Mi sono seduto accanto al letto e ti ho presa per mano.
E: Lo so, hai una mano grande e calda, la riconosco. Trema un poco, ma non mi dà fastidio.
B: Allora puoi ancora…
E: Purtroppo sono molto lontana, adesso riposo altrove. Solo la mia mano è qui, per te. La puoi prendere e accarezzare, posso darti un po’ di forza così, non riesco a fare di più.
B: Alcuni vecchi amici sono venuti con me, ti vorrebbero salutare.
E: Abbracciali tutti da parte mia, fortissimo, nessuno escluso.
B: Mamma non è potuta venire.
E: Le voglio bene, è stata la miglor madre che una figlia potesse desiderare. Dolce, premurosa, solare, sensibile. Mamma, sorella maggiore e amica.
B: Beh, ora devo andare a firmare dei documenti…
E: Aspetta, devo dirti un’ultima cosa, per non lasciarti il dubbio che la tua lotta sia stata inutile.
B: In effetti… è stata una battaglia impari.
E: Diciassette anni fa avevo la mente piena di sogni e di speranze, non immagini quante iniziative stavo progettando per il futuro, quanti traguardi volevo raggiungere. Pensavo che un giorno, ormai anziana, mi sarei voltata indietro e avrei osservato i propositi raggiunti, contato i successi. Bisogna sempre puntare a mete ambiziose, ma anche accontentarsi di poco. Gli obiettivi non sono stati neppure sfiorati. In principio è stato difficile accettare il fallimento, la sconfitta. Non ho raccolto nulla, e quindi dovrei affermare che la mia vita non è stata vissuta.
B: Molte persone conducono esistenze piatte e anonime…
E: Eppure, con gli anni, ho incontrato volti sconosciuti, ascoltato esperienze simili alla mia. Tante persone hanno espresso solidarietà, si sono interessate alla mia semplice storia, hanno scritto lettere, manifestato opinioni. La somma di tutti questi pensieri, l’enorme amore che hanno dimostrato, io credo che poche donne possano averli ricevuti in tutta la loro vita. Per questo ti ringrazio, per avermi fatto conoscere. Ora la mia vita è ricca più di qualsiasi altra. Ora sono soddisfatta e pronta.
B: Anch’io ringrazio te.
E: Condanno solo i bugiardi che hanno pronunciato il mio nome per i loro miseri interessi.
B: Spariranno e li dimenticheremo presto.
E: Non stringermi la mano così. Una stupida frattura e saremmo costretti ancora a rimandare.
B: Ci vorrà poco più di una settimana.
E: Va bene, non ho paura.
B: Ciao, bambina mia.
E: Ciao, papà.

L’etica della sofferenza

12 novembre 2008 alle 23:22 | Pubblicato su Satira | 1 commento
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nosmile

Com’è noto, la legge sulla fecondazione assistita proibisce la diagnosi preimpianto degli embrioni, ottenuti in vitro, da inserire nell’utero materno. Salvo poi consentire, con una schizofrenica capriola, l’aborto degli embrioni stessi, qualora risultassero “imperfetti”.
Presso l’università La Sapienza di Roma, il biologo Francesco Fiorentino ha fatto ricorso a un metodo (già sperimentato negli Usa) che consiste nella biopsia di un ovocita materno non ancora fecondato. Tale metodo permette naturalmente di prevenire soltanto le malattie che si trasmettono per via femminile, ma fra queste vi sono disturbi genetici gravissimi, come la sindrome di Down, la betatalassemia, la fibrosi cistica, la distrofia muscolare e molte altre. Grazie alla nuova tecnica diagnostica è nata una bimba sanissima a una donna portatrice di una sindrome rara e molto grave, che colpisce il sistema nervoso e per la quale non esiste cura.
È evidente che si tratta di un sistema che non tocca l’embrione e quindi non dovrebbe (non potrebbe) suscitare reazioni di tipo etico da parte dei settori più attenti all’ortodossia cattolica. Viceversa Lucetta Scaraffia è già pronta a piazzare qualche paletto, parlando di “selezione eugenetica“.
Credo che sia arrivato il momento di spiegare l’evidenza a chi pensa che il desiderio di avere figli sani sia un aspetto del moderno consumismo, che spinge tutti a sognare di sfoggiare cose più belle di quelle del nostro vicino di casa. O peggio, che sia il timore di una vita fatta di sacrifici e di rinunce.
Non è così: se un genitore desidera un figlio sano non è per svicolare di fronte alla propria sofferenza, ma per non infliggere sofferenza a chi si ama di più. Per non sentirsi colpevole di un atto consapevole di crudeltà. I genitori non hanno paura delle rinunce e dei sacrifici, ma temono quelli che dovrebbero affrontare i loro figli.
Quindi, se per meritare la salvezza eterna, è proprio necessario mettere al mondo un infelice, magari vale la pena di rischiare. Io scommetto che il Padreterno è meno fondamentalista della Scaraffia.

Chocobama

10 novembre 2008 alle 23:08 | Pubblicato su Satira | 24 commenti
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chocolate-candy

Talune persone sono convinte che, per essere amate ed avere consenso, sia necessario mostrarsi divertenti ad ogni costo, sparare battute, far sorridere in qualsiasi occasione: si tratta della detestabile categoria degli “spiritosoni”, che spiritosi non sono e strappano solo smorfie d’imbarazzo.

Quando cercano di rallegrare una cena o una scampagnata, si può anche metterli a tacere con un “piantala, cretino!”. Ma quando il soggetto si trova (faccio un esempio) nella sala delle conferenze del Cremlino, davanti al presidente russo Medvedev, non c’è mai un’anima buona che gli dà una gomitata nelle costole e gli tolga il fiato, impedendogli di fare danni a sé stesso e soprattutto all’Italia.

Il nostro capo del governo non ha saputo trattenere l’infelice battuta sull’abbronzatura di Obama perché, una volta creatasi la fama di spiritosone, teme che la sua immagine, se non dice una freddura dopo l’altra, ne risulti annebbiata. È colto da una specie di diarrea verbale: le parole gli urgono in gola, si affollano, spingono, vogliono uscire ad ogni costo. E alla fine schizzano fuori… e il disastro è combinato.
Non si rende conto di quello che accade: pensa che si tratti di una cosetta e invece è una cosona. Crede di fare un peto e si ritrova con le mutande piene. Le mutande sono i giornali di tutto il mondo, dove è finita quella che il Cavaliere ha definito una “carineria”.

Qui nasce il problema peggiore: perché se è in buona fede e continua a difendere le sue parole, affermando che gli altri (ossia non solo il Pd, ma la stampa e le tv dell’intero pianeta) non hanno senso dello humor, allora significa che è totalmente ignaro di cosa si può dire e di cosa bisogna ingoiare. Sono sicuro che a Gerusalemme racconterà presto una barzelletta sul nasone degli ebrei.

L’unica speranza è che si realizzi davvero ciò che ha sospirato, dopo avere notato incredulo l’indignazione generale: “Dio ci salvi dagli imbecilli!”. Un auspicio sul quale l’intero universo è d’accordo.

Fra poco si recherà alla Casa Bianca in visita ufficiale, e Barack ha la memoria lunga.

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(Esterno giorno. Residenza privata di Obama. Silvio e Barack sono in maniche di camicia nel giardino. Salutano alcuni giornalisti accreditati. Cordialità.)
SB: … e vi dirò di più! Ho scoperto che Obama conosce l’italiano, ma non osa confessarvelo!
Giorn.: Really?
BO: Oh, well… No… Uhm… My itagliano solo poco poco!
Giorn.: (risatine)
SB: Consentitemi di cogliere questa occasione, durante la mia prima visita al nuovo presidente, per ripetere una semplice frase che dissi al suo predecessore, con la speranza di rafforzare l’amicizia che lega i nostri due paesi. “Ai considero deds de fleg of de iunait steits nos onli e fleg of de cauntri, bas as iuniversal messagge of fridom end dimocrasi.
Giorn.: (risate)
BO: Now we must go, my family is waiting for us.
Giorn.: Thanks Mr President, grezie signor Bilousconi.
(Si avviano verso la villa, un ultimo saluto ai fotografi prima di entrare.)

(Interno giorno. Le pareti dell’ingresso sono bianche e luminose. I funzionari lasciano i capi di Stato da soli.)
SB: (Si frega le mani) Bene, si mangia adesso. Ui chen it nau.
(Barack prende Silvio per la giacca, lo spinge verso il muro e lo solleva di peso. Berlusconi sorride meno e il lifting tira. I loro volti sono distanti solo pochi centimetri.)
BO: Ora mi ascolti molto attentamente. Voglio che ogni parte del suo corpo e della sua mente siano concentrate su quello che dirò. Desidero che in futuro, quando i nostri sguardi si incroceranno di nuovo, abbia ben stampate in mente le mie parole, neppure una virgola deve essere scordata.
Primo. Mia madre e mio padre si sono conosciuti alla Hawaii University durante un corso di russo, ho passato l’infanzia a Giacarta, mi sono laureato alla Columbia University in scienze politiche, con una specializzazione in relazioni internazionali. Non contento dei risultati, ad Harvard mi sono laureato in giurisprudenza ottenendo una meritata magna cum laude. Come lei sa bene i testi legislativi e le procedure dibattimentali sono ricche di citazioni latine e greche, ecco perché mi sono preoccupato di studiare queste lingue morte, sfociando con ottimi risultati nella conoscenza della cultura europea. Quindi mister Pizzeria Bella Napoli non osi mai più pronunciare “iunait steits” in giro per il mondo fino a che occuperò la Casa Bianca. Il modo in cui gestisco la mia istruzione riguarda una e una sola ristretta cerchia di amici, di cui lei non fa parte.
SB: Io…
BO: Secondo. Fra poco i suoi rialzi toccheranno il pavimento ed andremo assieme verso la grande sala da pranzo dove la mia famiglia ci attende. Le rammento che mia moglie Michelle, le mie figlie Malia e Natasha, ed alcuni ospiti le appariranno di carnagione scura. Sono di razza afroamericana, non sono ab-bron-za-ti. La mia pelle non è la mia vita, come invece fu per milioni di schiavi fino a due secoli fa. I maltrattamenti e le umiliazioni che oggi procurate nella vostra calda e ridente penisola ai miei fratelli sono problemi che non posso affrontare politicamente, ma mi toccano nel più profondo del cuore. Questo significa che mi è impossibile muovere un solo dito in aiuto delle minoranze che ospitate con meritevole carità, ma ogni gesto di razzismo, compiuto da un singolo idiota, o da un gruppo organizzato, mi verrà recapitato con la massima urgenza in un fascicolo ricco di dettagli. Glielo giuro!
SB: Non deve…
BO: Terzo. Governo la maggior potenza terrestre in un periodo di grande difficoltà. Siamo un popolo unito e sono certo che usciremo da questa crisi a testa alta. Onore al merito alla Cina, India e Brasile. Ho versato sangue per mettere insieme una squadra di 5000 persone che lavoreranno per il risanamento economico, il benessere e il futuro del paese. Chiederò alle nazioni che ritengo meritevoli se vorranno stare al mio fianco, mentre a quelle non degne di esserlo non manderò neppure una cartolina. Per quanto vi riguarda, lei, simbolo di una Casta maligna, composta da nani e ballerine, leccaculo e parassiti, corrotti e corruttori, ignoranti e mafiosi, non chiederò il minimo aiuto perché politicamente non siete neppure all’altezza di decidere da che parte stare, appoggiando le peggiori ideologie di massa col solo scopo di ottenere consensi. Non vuol dire che sarete esclusi dai miei progetti: nel momento in cui io o un mio collaboratore vi chiameremo voi dovrete rispondere “sissignore”. Qualsiasi cosa vi chieda, che vi stia bene, oppure no, mi aspetto un secco e fulmineo “sissignore”. Siete un paese ricco, a suo modo, di opportunità, che potrebbe quasi diventare pericoloso, se le migliori menti non continuassero a fuggire da secoli. Ma l’amministrazione di buffoni che in questo momento lo rappresenta non vale un solo secondo del mio tempo.
SB:
BO: Le è tutto chiaro?
SB: (il sorriso si è spento) Sissignore.
BO: (rimettendo il Cavaliere a terra) Ora ceniamo.
SB: Sì. Adesso… pappa.
Maggiordomo: We are ready, Mr President.
SB: (aggiustandosi i lineamenti per tornare a mostrare i denti falsi) Grazie.
BO: Michelle, Silvio and me…
SB: (più agile di Fiorello, quando faceva ancora l’animatore, agguanta la moglie di Barack) Donna Michelle! Uat biutiful uoman! Uat uonderful! Ai lov iu! AI LOV IU! (le fa fare una piroetta) E littl pis of ciocoleit!

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