Riso amaro

4 febbraio 2009 alle 8:34 | Pubblicato su Varie ed eventuali | Lascia un commento
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eva

Il programma televisivo Paperissima era nato col sottotitolo che ancora oggi conserva, ossia Errori in tv. Vi si ammirava l’assonnato Luca Giurato pronunciare “ci vediamo domatti manina“, oppure Barbara D’Urso che s’intorcinava per dodici ciak sulla stessa frase e alla fine esplodeva in un vaffa prontamente coperto da un BIP.

Si trattava d’una trasmissione spassosa e originale, che ebbe un notevole successo, tale da indurre gli autori a perpetuarla nel tempo. Spinti anche dalle forti entrate pubblicitarie, venne creata la versione Sprint, cioè di breve durata, da mettere in onda al posto di Striscia la notizia.

Le spose che franano sulle torte nuziali ricevono la mia eterna riconoscenza, i trampolini che si sbriciolano appena un tuffatore sovrappeso prende lo slancio sono da incorniciare, e i fondali dei teatrini oratoriali che crollano sugli attori improvvisati dovrebbero essere obbligatori. Quando un marmocchio si addormenta sul seggiolone e piomba col musetto nella pappa è impossibile trattenere una risatina: questa è una scenetta che merita l’applauso, evviva le riprese amatoriali!

Purtroppo la materia prima sembra scarseggiare. Le “papere” che danno il nome al programma non si rinnovano in automatico ed è stato inevitabile allargare le occasioni dei momenti comici a una serie di circostanze che papere non sono, e non sono nemmeno errori, ma che, soprattutto in persone mediamente sensibili, non dovrebbero nemmeno suscitare un sorriso.

Se un deltaplano finisce contro un pilone della luce, non siamo testimoni di una facezia, bensì di una disgrazia. Se un motociclista si rovescia lungo un pendio e il mezzo finisce addosso al centauro, si tratta di un incidente. Se un albero segato alla base cade dalla parte sbagliata e travolge gli astanti, si assiste a un dramma.

Perché farne oggetto di divertimento, senza garantire agli spettatori che i malcapitati sono rimasti incolumi? Perché interrompere la sequenza nel momento della catastrofe e non dimostrare invece che nessuno è finito all’ospedale? Si può richiedere un certificato medico delle potenziali vittime che attesti la loro sopravvivenza in piena salute?

Mi chiedo se, per giustificare cinque minuti di “consigli per gli acquisti”, siamo costretti ad osservare la trasmissione col timore di ricevere all’improvviso uno sgradevole calcio nelle palle. Non posso credere che l’intento sia quello di abbassare la percezione del dolore negli italiani che guardano la tv, a quello ci pensa già la cronaca nera dei telegiornali. Mi chiedo quali sono i parametri che utilizza la redazione di Paperissima per scegliere gli eventi da farci guardare, qual è la sua capacità di autocensura, e in che modo interpreta la definizione di “buon gusto”.

Non vorrei, cenando una sera davanti alla tv, vedere il Gabibbo presentare un branco di ragazzotti di periferia dare fuoco a un barbone che dorme, mentre un nastro di risate registrate copre i suoi urli di terrore.

Oppure è già accaduto?

(nella foto: Eva Henger condusse Paperissima Sprint nell’estate del 2005)

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