La foto-tessera del mio uomo all’Avana

21 febbraio 2009 alle 10:24 | Pubblicato su Satira | Lascia un commento
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topsecret

I pasticci organizzati dal Presidente avevano reso la vita a Langley abbastanza difficile. La tensione era alta, divenne chiaro che alcune teste stavano per cadere. I media iniziarono a intuire le responsabilità dell’undici settembre e venne ordinato un cambio di strategia, troppo rapido per i funzionari più anziani che erano ancora rimasti ai ritmi della guerra fredda. Il caso Plame fu solo la punta dell’iceberg degli incidenti avvenuti durante il 2003.

Per mia fortuna lavoravo nella sezione distaccata per il monitoraggio globale, una zona piuttosto tranquilla, scossa solo dagli improvvisi salti tecnologici ai quali la common people riusciva ad avere accesso per pochi dollari. Eravamo di continuo disturbati dalla “rete”, sebbene avessimo il controllo e l’analisi completa in tempo reale dei dati in transito su internet. Quello che iniziavamo a temere erano le social network spontanee, peggio ancora quando non poggiavano su basi standard, come WordPress, messo “al guinzaglio” dalla nostra sezione in soli tre mesi dalla nascita.

Ricordo che i partecipanti alla riunione del 24 ottobre erano visbilmente contrariati e, sebbene al tavolo sedessero appena 9 persone, dopo solo mezz’ora stavamo già urlando. I problemi erano più o meno i soliti, ma al termine di quell’incontro il caro G.J. esigeva sulla sua scrivania un “risultato concreto”. I filtri di Echelon erano tutt’altro che saturi, ma un numero sempre maggiore di utenti “attivi” stavano rapidamente guadagnando consensi, senza fondersi in comunità, e quindi costringendoci a stanarli uno alla volta. L’aspetto che terrorizzava i piani alti era la difficoltà di unire il loro nick name ad un nome e un cognome, quindi l’impossibilità di “visitarli a casa”, se fosse sorta la necessità.

Proposi la biometria, che ancora non si poteva definire una scienza esatta, come il mezzo per legare le identità reali con quelle virtuali. Il metodo per invogliare gli utenti a “mostrare la faccia” doveva essere molto semplice, quasi naturale, e ci saremmo fatti aiutare dalle solite strategie di marketing per veicolare le masse. I ragazzi trovarono l’idea interessante, e fu proprio Leone ad appoggiarla con decisione, soprattutto quando comunicai che già avevo l’uomo giusto ad Harvard pronto a far decollare il progetto.

Prima di essere trasferito ad arginare Second Life venni a sapere che la schedatura con FaceBook era diventata un evento amministrativo quasi formale. Leone, a quei tempi ancora sotto copertura, ricevette un encomio che purtroppo ha di recente sfruttato male, a me andarono solo le briciole…

(tratto da “1984 in the net – The intelligence and the 3rd millenium” di Goodidea, una biografia non autorizzata neppure dallo stesso autore)

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