Lezioni di giornalismo e propaganda / 1

17 agosto 2009 alle 9:41 | Pubblicato su Lezioni di giornalismo | 1 commento
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Riporto brevi appunti su come si costruisce una propaganda di regime attraverso i media.

Il giornalista può riportare i fatti attraverso una descrizione fredda e imparziale, oppure seguire una strada di contraddizioni che crea confusione. Il secondo metodo costringe il lettore a farsi un’opinione personale per riuscire a comprendere nella sua completezza gli avvenimenti descritti, il risultato è un’idea spesso superficiale e semplicistica, più sbagliata che corretta.

Un abile giornalista riesce a far percepire ad ogni lettore una visione differente della realtà, che è rappresentata dall’aspettativa iniziale. In poche parole, se nel titolo si accenna alla dichiarazione di un ministro, leggendo l’articolo i sostenitori di quel politico troveranno spunti positivi e continueranno a sostenerlo, mentre gli oppositori coglieranno elementi negativi che alimenteranno la loro avversione.

Il disorientamento viene creato soprattutto in due modi:
– Usando fonti in contrasto fra loro.
– Alterando i fatti.

Gli esempi di oggi li ho tratti da repubblica.it, la testata quotidiana considerata la più liberal d’Italia.

Titolo completo:

Due vittime nei rave party di agosto.
Ragazza e ragazzo morti in Puglia e in Molise.

Sottotitoli:

Nelle campagne del Salento una giovane di 23 anni è stata stroncata da un’overdose
Vicino a Campobasso ha perso la vita un giovane israeliano ventiseienne
Giovanardi: “Bisogna identificare e perseguire gli organizzatori”

Già i sottotitoli dovrebbero dire tutto, ma ora vediamo come nell’articolo le vicende sono riportate.

Nel primo paragrafo, che nella migliore tradizione serve a riassumere gli eventi, si legge di nuovo: Una ventitreenne lucana è stata stroncata da un’overdose, ma poche righe dopo la smentita: … ma gli inquirenti non escludono l’ipotesi di un collasso provocato dal caldo e dall’abuso di alcol. La certezza si avrà soltanto con l’autopsia che si svolgerà domani. In pratica si è scritto il falso, sarebbe stato opportuno modificare la prima frase in: stroncata da una probabile overdose, da qui si capisce che l’argomento trattato non è il dramma di due famiglie che hanno perso i loro giovani figli, ma l’uso della droga. Ora occorre solo capire come questa pratica verrà condannata.

Si continua più avanti: Tra ieri e questa mattina, durante i controlli su strada in provincia di Lecce sono stati segnalati almeno 100 giovani per guida sotto effetto di sostanze stupefacenti o in possesso di droga per uso personale. Evento abbastanza normale durante il fine settimana, anomalo invece il seguito: Mentre stanotte cinque persone, sempre in provincia di Lecce, sono state arrestate per spaccio di droga. Le forze dell’ordine cercano di mostrarsi pronte e integerrime colpendo i “cattivi”, che si rivelano una misera manciata di pusher, la manovalanza che nella gerarchia della criminalità organizzata è la meno costosa e più facile da sostituire.

La seconda vittima è un israeliano, anche per lui i motivi del decesso non sono ancora chiari: … l’autopsia che dovrebbe essere eseguita domani, mentre si assiste ad un momento tragicomico: Al pronto soccorso i medici hanno avuto qualche difficoltà a comunicare con i ragazzi che parlavano solo inglese. La parola “drug” può significare “droga”, ma anche “farmaco”, quindi se si tenta di comunicare domandando “Ha preso una drug?” ci si può attendere un “Sì, ha preso un’aspirina”.

Sotto pressione si inizia ad arrampicarsi sui vetri: Tutto lascerebbe pensare a una morte dovuta all’assunzione di sostanze stupefacenti, anche perché stamattina al pronto soccorso di Campobasso sono arrivati altri due ragazzi che partecipavano allo stesso rave, ai quali sono state riscontrate intossicazioni. Entrambi sono tenuti sotto stretta osservazione nel reparto di rianimazione. Nella speranza che non si tratti di una mozzarella scaduta…

Nell’epilogo si rivela l’azione-reazione che ha motivato l’articolo: “L’ennesimo decesso nell’ambito di un cosiddetto rave party dimostra quanto sia necessaria una continua opera di prevenzione e di repressione dei fenomeni collegati alla droga – ha spiegato Carlo Giovanardi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega al contrasto delle tossicodipendenze. E mi sembra giusto, estendendo il fenomeno anche fuori dai rave party che sono rari e stagionali. L’apparente follia sta nella dichiarazione: “Si tratta ora di identificare e di perseguire con la massima severità gli organizzatori di questi happening, che devono in qualche modo rispondere delle conseguenze derivanti dalla violazione delle regole previste dall’ordinamento, per garantire la sicurezza nei concerti e nelle manifestazioni musicali”. In pratica sembra che al ministro non importa nulla della morte dei ragazzi, infatti non parla di droga, ma di sicurezza, e del party illegale come una semplice manifestazione musicale

Avendo in Parlamento e sparsi fra le più alte cariche della Pubblica Amministrazione delinquenti collusi con la mafia, non mi sorprende che il messaggio di Giovanardi abbia il duplice effetto di tranquillizzare la malavita (infatti condanna colo gli organizzatori) e di spaventare i cittadini (usando il termine sicurezza, elemento chiave della campagna elettorale del PdL). Che i ragazzi siano morti di overdose, oppure no, la cronaca nera tira e il messaggio ci stava da Dio.

Invito chi non conosce i “rave party” alla consultazione di Wikipedia, sottolineando come siano eventi la cui locazione e data viene comunicata all’ultimo momento, attraverso il passaparola, SMS o siti internet che restano in linea pochi giorni. Per coloro che amano la tranquillità c’è la sicurezza della discoteca.

Titolo completo:

Tessera del tifoso, ‘No’ ultrà. “Tutti a Roma il 5 settembre”

Sottotitoli:

Le tifoserie si preparano a dare battaglia contro il provvedimento del ministro dell’Interno.
“Batterci per i nostri diritti”. Gli investigatori: ancora 450 i gruppi violenti di cui 234 politicizzati.

Un pezzo sul calcio a pochi giorni dall’inizio del campionato. Nella home page di Repubblica è posizionato lontanissimo da quello che abbiamo appena analizzato, ci sarà un motivo?

Ieri il ministro dell’interno, Roberto Maroni, dichiara che: A partire dal prossimo primo gennaio gli appassionati di calcio potranno seguire la loro squadra in trasferta solo se muniti della tessera del tifoso. Si legge inoltre che A rischiare, però, sono soprattutto le società: chi non dovesse controllare adeguatamente [i tifosi violenti], infatti, l’esistenza di precedenti e la distribuzione delle tessere, potrebbero addirittura essere escluse dal progetto, evento che ricorda molto la vecchia idea di multare i provider internet che permettevano ai loro utenti di scaricare film e musica pirata. La legge fu considerata incostituzionale in quanto sta solo agli inquirenti (forze dell’ordine e magistratura) eseguire indagini sui privati.

Si parte con un gioiello: Un “no” unanime, che sta saldando insieme tifoserie di destra e di sinistra, padani e meridionali, ultras di squadre di vertice con quelli di formazioni che militano nei campionati minori. Le tifoserie vengono classificate prima per le loro simpatie politiche, poi per la residenza (i settentrionali diventano padani), infine per la squadra del cuore.

Gli ultrà si giustificano con frasi senza senso: “La tessera del tifoso è un reale e incombente pericolo e per questo è necessario batterci per i nostri diritti, per la nostra libertà e per la nostra passione”. Sono già programmati manifestazioni e scioperi per sostenere i nostri fratelli diffidati. Il termine “fratello” ricorda molto “compagno” e “camerata”, infatti secondo le più recenti analisi del Viminale sono ancora 450 i gruppi ultras violenti di cui 234 politicizzati e, tra questi, 61 (nel 2008 erano 58) hanno forti legami con movimenti di estrema destra e 28 sono vicini a formazioni radicali di sinistra. Si tratta dei “soliti noti”: i ‘Bisl’ (Basta infami solo lame) e ‘Tradizione e distinzione’ della Roma, i ‘Mastiff’ del Napoli, la ‘Banda noantri’ della Lazio, le ‘Brigate autonome livornesi’, i ‘Korps’ della Fiorentina, gli ‘Irriducibili’ dell’Inter, i ‘Drunks’ del Catania. L’articolo termina così: Restano poi i problemi storici: la “saldatura” tra le tifoserie di Roma e Lazio con i gruppi di estrema destra, la vicinanza di alcuni gruppi ultra del Napoli e del Catania con la criminalità organizzata, l’estremismo razzista di diverse tifoserie del nord, Inter e Verona su tutte. E, ovviamente, la battaglia a tutto campo contro le forze di polizia, da anni ormai i veri nemici di tutti i gruppi organizzati (che ha raggiunto l’apice in occasione dell’omicidio di Gabriele Sandri) tanto che i servizi segreti, nell’ultimo rapporto consegnato al Parlamento, hanno ribadito che la “contiguità” tra “frange di tifo organizzato ed estremismo politico” è caratterizzata da una “forte avversione nei confronti delle forze dell’ordine” che lascia “ipotizzare, in qualche caso, anche disegni preordinati”.

Anche qui l’azione-reazione di Maroni è ovvia: non avendo il coraggio di combattere con fermezza e decisione gli incidenti, spesso mortali, che gravitano attorno ad un ambiente che controlla una quantità enorme di denaro a livello internazionale, si propone come salvatore della Patria (ri)proponendo un oggetto che sarà negato dalla Corte costituzionale, ma con maggiore probabilità non utilizato per venire incontro alle bizze delle “curve”. Gli ultrà rappresentano solo una minima porzione dei veri tifosi che non osano portare le loro famiglie allo stadio per la paura di incidenti, ecco quindi come ripresentare agli italiani il problema della sicurezza.

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