Lezioni di giornalismo / 2

20 agosto 2009 alle 12:54 | Pubblicato su Lezioni di giornalismo | Lascia un commento
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Kattivik

Ho sempre pensato – e sono tutt’ora convinto – che il termine “terrorismo”, (ab)usato dopo l’undici settembre dall’aministrazione Bush, non sia inteso a rappresentare arabi con la barbetta spettinata e uno zaino pieno di tritolo, ma derivi della lunga esperienza delle SS durante l’occupazione nazista in Europa, e l’Olocausto che costò la vita a milioni di innocenti civili.
Un anonimo scrisse, durante le violenze della Seconda Guerra Mondiale:

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me e non c’era rimasto nessuno a protestare.

In questa intelligente prosa si può sostituire a zingaro, ebreo, omosessuale e comunista altre categorie, come ad esempio padano, cattolico-conservatore, capitalista, ricco-imprenditore, e il messaggio resta inalterato. Se non ci si oppone alle ingiustizie che colpiscono le minoranze la vita di chiunque sarà in pericolo.

L’istinto di sopravvivenza si basa su un sottile piedistallo di paure giornaliere che ci impediscono di essere sopraffatti dalla pigrizia e dal torpore della fatica di vivere. Il mio gatto tonto e obeso scappa ogni volta che scuoto il cuscino fuori dalla finestra, mi vede picchiare un oggetto che gli assomiglia e teme di fare la stessa fine, fugge e si salva. Purtroppo, quando la paura sale oltre un determinato limite, diventa cronica e ci impedisce di pensare lucidamente.
Quindi la domanda è: in che modo crescono le nostre sicurezze, e le paure svaniscono nel violentare un nostro simile? Forse perché siamo degli esseri umani, ovvero l’unica razza animale che uccide per piacere…

Durante le ultime elezioni europee c’è stato uno spostamento di consensi dal PdL verso la Lega, da allora si è capito come il Carroccio voglia imporre il suo potere politico attraverso una campagna costruita sulle idiosincrasie dei simpatizzanti padani.

Perché non trattano direttamente con Berlusconi, magari chiedendo un paio di ministeri in più, o un maggiore protezionismo economico del nord Italia? Purtroppo le loro origini culturali non arrivano a tanto, si trovano ancora meglio fra gli applausi dell’ignoranza paesana presentando programmi di “celodurismo”. Il blogger Paz83 li definisce con affetto dei “cagacazzo”.
In questo caldo agosto, dove anche il premier sembra cercare un fresco riposo lontano da festini orgiastici, la Lega impazza mitragliando il Bel Paese con dichiarazioni folli. L’azione-reazione trascina i media nella trappola, i giornali non possono pubblicare solo le labbra rifatte (di birra) di Lindsay Lohan, o il vero sesso dell’atleta Semenya (che sarà bruttina, ma abbiamo visto correre cessi peggiori…)

Titolo completo:

Dal burkini alle fiction in dialetto, la calda estate della Lega Nord

Sottotitoli:

Le prime avvisaglie a maggio con l’idea di riservare posti a sedere sulla metro ai soli milanesi.
Da allora a oggi è stato un crescendo di proposte dei leader nazionali e degli amministratori locali.
In Friuli il primo film sottotitolato e nel centro storico di Capriate vietati i kebab.
A Varallo 500 euro di multa a chi indossa il costume da bagno musulmano.

Quando tutto tace la giornalista Stefania Parmeggiani si concede il diritto di riassumere le peggiori affermazioni di quei signori che siedono comodamente in Parlamento. Non c’era bisogno ddel suo articolo, non è necessario sparare a zero ogni santo giorno contro i musulmani, sarebbe stato più furbo lasciar dimenticare agli italiani il desiderio di ripristinare l’ideologia fascista, almeno per 24 ore. Purtroppo repubblica.it ha perso la sua occasione, oppure si deve dedurre che sostiene la Lega sperando in un improbabile ribaltone.
Per rafforzare l’impegno redazionale è stato organizzato anche un sondaggio on-line che (ovviamente) ha sostituito nelle risposte preconfezionate la “xenofobia” a un semplice “colpo di calore”.
È triste vedere come la Parmeggiani voglia imitare Travaglio (probabilmente il miglior giornalista europeo) che ha il pregio di riportare una lista di fatti noti ed accertati dimostrando come un potente sia ladro o mafioso. Una lista di argomenti vuoti restano idiozie anche sui rotocalchi scandalistici o nei settimanali di moda, figuriamoci su un affermato quotidiano. Perché la Parmeggiani non si chiede: quando avranno emarginato i musulmani, imposto una cultura e conformato ad essa  la vita di tutti, cosa farò sentendo bussare alla mia porta senza che sia rimasto nessuno a protestare?

PS. Vi consiglio il film State of play. Racconta la storia di un bravo giornalista e di una vera notizia.

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