Lezioni di giornalismo / 3

29 agosto 2009 alle 23:22 | Pubblicato su Lezioni di giornalismo | 4 commenti
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VeronicaLario

Torno da una breve vacanza e mi trovo Vittorio Feltri che delira. L’attacco a Boffo ormai è su tutta la stampa nazionale ed estera, la notizia non è più da prima pagina e quindi penso che sia il momento di analizzare i motivi che hanno spinto il Giornale ad attaccare il direttore dell‘Avvenire.

Isso, Issa e o’ Malamente:
1) Silvio Berlusconi, a causa della legge Mammì sul conflitto di interessi, è costretto a vendere la società editrice che controlla il Giornale al fratello Paolo, restando socio di minoranza col 29% delle azioni.
2) L’intero settore della “carta stampata” è in crisi. All’estero si opera drasticamente, qui vale la regola “allenatore che vince non si cambia”, così Mario Giordano riconsegna la poltrona a Feltri, posto che aveva già occupato tra il ’94 e il ’97. Una sintesi del pensiero editoriale che lega la coppia Berlusconi-Feltri si trova esposta con cura in questo simpatico post.
3) Parte dal compleanno di Noemi Letizia una crescente critica da parte della Chiesa Cattolica nei confronti del premier. Per ragioni caratteriali sembra che il PdL abbia deciso di ignorare tali rimproveri privati, però segue alla lettera le indicazioni del Vaticano sulle questioni morali pubbliche, infatti oggi martella sulla pillola Ru486 e il Biotestamento attraverso i suoi fedeli infiltrati in Parlamento.
4) Veronica Lario chiede il divorzio.

Titolo completo:

Il supermoralista condannato per molestie

Sottotitoli:

Incidente sessuale del direttore di «Avvenire».

Dino Boffo, alla guida del giornale dei vescovi italiani e impegnato nell’accesa campagna di stampa contro i peccati del premier, intimidiva la moglie dell’uomo con il quale aveva una relazione.

(Tratto da il Giornale di ieri, la cui edizione in formato PDF è consultabile on line).

Come la tradizione dei peggiori quotidiani locali impone, l’articolo copre l’intera larghezza della pagina, sullo stile di una becera cronaca nera abbinata ai torbidi sfondi erotici.
Feltri si occupa di introdurre l’argomento nell’editoriale, ma il titolo lo troviamo solo nelle pagine interne: Perché smascheriamo i moralisti. Da qui si inizia a intuire il progetto architettato a tavolino dalla brillante redazione: parare il culo a Berlusconi, attaccando chi lo attacca, puntando sulla vita privata usando la biblica frase “chi è senza peccato scagli la prima pietra.”
Dino Boffo scagliò la pietra nel 2002 e il procedimento penale si concluse due anni dopo col patteggiamento e una multa. L’intera vicenda viene descritta da Gabriele Villa a pagina tre, un articolo che vuole confondere il lettore nella definizione di “pubblico e privato“, argomento attorno al quale gravitò l’intervista di Barbara Berlusconi su Vanity Fair.
Si parte con un errore da dilettante: Copia di questi documenti [che condannano Boffo] da ieri è al sicuro in uno dei nostri cassetti e per questo motivo, visto che le prove in nostro possesso sono chiare, solide e inequivocabili, abbiamo deciso di divulgare la notizia. Era una dichiarazione necessaria? No, altrimenti i giornali dovrebbero ripeterlo in ogni articolo, anzi, peggiora la credibilità dell’intero quotidiano in quanto si tende a pensare che il pezzo di Villa rappresenta la verità, tutto il resto una burla di errori e propaganda.
Di seguito arriva il meglio: A onor del vero, questa storia della non proprio specchiata moralità del direttore del quotidiano cattolico, circolava, o meglio era circolata a suo tempo, per le redazioni dei giornali. Dove si chiacchiera, anche troppo, per tirar tardi la sera. C’è chi aveva orecchiato, chi aveva intuito, chi credeva di sapere. Essendo il rinvio a giudizio di Boffo un atto pubblico non si capisce perché debba apparire come un segreto fra omertosi, neppure è chiaro come, per far partire le rotative in piena notte, la sera nella redazione dei giornali italiani venga trascorsa a chiacchierare, per “tirare tardi”. Se io fossi il direttore licenzierei Villa per “giustificato motivo” senza che nessun sindacalista possa aprire bocca!
Dopo una citazione di cattivo gusto su Gesù Cristo e i giri di valzer di Berlusconi con signore (sposate?) molto disponibili, ecco finalmente la notizia: Boffo è stato a suo tempo querelato da una signora di Terni destinataria di telefonate sconce e offensive e di pedinamenti volti a intimidirla, onde lasciasse libero il marito con il quale il Boffo, noto omosessuale già attenzionato dalla Polizia di Stato per questo genere di frequentazioni, aveva una relazione. Boffo ha sbagliato ed ha pagato per il reato di stalking, a mio parere la magistratura ha fatto il suo dovere, senza garantismi eccessivi, né severe punizioni. Però da eterosessuale comprendo questo comportamento, perché non si tratta di evasione fiscale o incendio doloso, ma la reazione di un essere umano che non accetta una relazione sentimentale impossibile, mi sento inoltre portato a biasimare quella donna che non ha trovato il coraggio di accettare la realtà di un matrimonio fallito. Quanti voi, uomini, avreste fatto una follia simile per una donna? E voi donne verso un uomo? Ma Villa non ci sta, il “noto omosessuale” Boffo non merita nessuna pietà, mi chiedo perché non chiamarlo brutto ricchione o frocio di merda…
L’articolo prosegue con un “coccodrillo” sulle qualità del direttore che addirittura vanta un curriculum di rispetto, ed ecco che il sassolino nella scarpa viene alla luce: […] recentemente, in più d’una occasione, Boffo si è sentito in obbligo, rispondendo alle pressanti domande dei suoi smarriti lettori, di esprimere giudizi severi sul comportamento del presidente del Consiglio. E, turbato proprio da quel comportamento, è arrivato a parlare di «disagio» e di «desolazione». Persino, e dal suo punto di vista è assolutamente comprensibile, di «sofferenza». Quella sofferenza, per citare testualmente quanto ha scritto ancora pochi giorni fa, sul giornale che dirige «che la tracotante messa in mora di uno stile sobrio ci ha causato». Questa riflessione l’ha portato a esprimere, di conseguenza, più e più volte il suo desiderio più fervido, ovvero il «desiderio irrinunciabile che i nostri politici siano sempre all’altezza del loro ruolo». Boffo, nella sua educazione, non mente: Silvio Berlusconi, rappresentante e garante delle istituzioni italiane ci sta facendo fare una gran brutta figura, soprattutto leggendo i quotidiani stranieri che lo prendono per il sedere ogni santo giorno, domenica inclusa, ma purtroppo il Giornale adora riportare solo i titoli a suo favore. È parzialità questa?
L’articolo finisce con la frase minacciosa: Si dice che le voci corrono. Ma, alla fine, su qualche scrivania si fermano. In effetti il segretario di Stato Bertone ha voltato le spalle a Berlusconi (colpevole di un attacco disgustoso) e non a Boffo, facendo capire limpidamente qual è l’attuale idea dei vescovi sui comportamenti “a rischio”.

Feltri: “Avanti così”
Torno a colui che, leggendo le ultime note di cronaca, verrà ricordato come un direttore flash, un “tappabuchi”, perché è ormai chiaro che una testa deve cadere, e non sarà certo quella di Letta o Fini.
“Avanti così” inneggia Vittorio, ma ci stava bene anche un “boia chi molla”. La sua politica è chiara: si prendono tutti quelli che sui media nazionali non controllati dal premier non sono – anche di poco – d’accordo con lui, si scava nella loro vita privata e si sbatte il mostro in prima pagina. Fra poco toccherà a Rai Tre e addio Fazio e Gabanelli…
Se fossi una persona poco seria, nella mia superficialità ricorderei che Feltri vanta alcune condanne per diffamazione e che quindi non dovrebbe ergersi paladino della morale.
Quando la politica si trasforma e si svilisce scadendo nel gossip, quando gli addetti all’informazione si rassegnano a pescare sui fondali del pettegolezzo spacciando per notizie le attività più intime degli uomini e delle donne, fatalmente la vita pubblica peggiora e riserva sorprese cattive. E se il livello della polemica è basso, prima o poi anche chi era abituato a volare alto, o almeno si sforzava di non perdere quota, è destinato a planare per rispondere agli avversari. Questa affermazione non è vera, ma l’incipit di Feltri sembra trasudare un dolore intenso che l’ha costretto ad abbandonare la sua nobile integrità. L’esempio è: se un gruppo di idioti che incrocio per strada mi urla: “A’ stronzo!”, io ne resto stupito e dopo qualche secondo riprendo la mia strada, senza rispondere a male parole scendendo al loro livello. Invece Feltri ha deciso di “scendere”…
Parla male de la Repubblica e dell’Avvenire, e parte la romanza: Mai quanto nel presente periodo si sono visti in azione tanti moralisti, molti dei quali, per non dire quasi tutti, sono sprovvisti di titoli idonei. Ed è venuto il momento di smascherarli. Dispiace, ma bisogna farlo affinché i cittadini sappiano da quale pulpito vengono certe prediche. Vorrei sapere quali sono i “titoli idonei” di un moralista, una figura che non è una professione, né un mestiere, oppure un vizio o un passatempo. C’è una scuola, dei corsi di aggiornamento, degli stage all’estero, un diploma? Se c’è una laurea la posso “comprare” a Reggio Calabria come ha fatto la Gelmini?
Il lettore viene imbrogliato nella definizione del termine, infatti “moralista” significa soprattutto “colui che giudica ogni azione da un punto di vista astrattamente morale”, ma anche “chi si comporta con eccessiva intransigenza morale”, enunciati che non definiscono necessariamente la stessa persona. Esempio: un assassino afferma che uccidere è sbagliato: non ha morale, ma la professa.
Da qui nasce l’idea di collezionare tutti coloro che stanno sulle palle a Feltri – e al suo datore di lavoro – con l’intenzione di metterli al rogo, iniziando una “caccia alle streghe” che nella storia dell’umanità ha sempre portato vergogna, violenza e la giustificazione di inutili delitti.
Feltri non parla degli scandali di Berlusconi, scrive solo che se ne occupa la Repubblica. In pratica, da perfetto giornalista dice che se vi interessano i fatti siete costretti a comprare un altro giornale, mentre quella è casa sua e lì comanda lui. Infatti aggiunge che se i vescovi hanno affidato al direttore Boffo il compito di loro portavoce si sono sbagliati di grosso, non perché lui non abbia capacità tecniche bensì perché è privo dei requisiti morali per fare il moralista o per recitarne la parte. E qui a Bertone & C. sono girati i ciufoli.
Premettendo che nulla abbiamo contro gli omosessuali; (e qui vale i proverbio “la gallina che canta è quella che ha fatto l’uovo”) resta il fatto che il direttore dell’Avvenire non ha le carte in regola per lanciare anatemi furibondi contro altri peccatori, veri o presunti, e neanche per tirare le orecchie a Berlusconi. E qui Ruini si incazzò parecchio.
Il problema è che in campo sessuale ciascuno ha le sue debolezze ed è bene evitare di indagare su quelle del prossimo. Altrimenti succede di scoprire che il capo dei moralisti scatenati nel vituperare il capo del governo riveli di essere come quel bue che dava del cornuto all’asino. Un encomio a Boffo che ha preferito sentirsi insultare che vivere in un paese governato da un puttaniere.

E Veronica?
Veronica Lario è la chiave di questo caos che miete vittime innocenti. Non è colpa delle sue insinuazioni sul marito (“va con le minorenni”, “trattatelo come un malato”, etc), nè il recente libro di Maria Latella “Tendenza Veronica”.
Il problema è il divorzio, che non dovrebbe comportare tensioni, in quanto da tempo definito consensuale, ma che dovrà spostare da Silvio verso la moglie e ai suoi figli un discreto patrimonio. Barbara fa parte del Consiglio di Amministrazione della Fininvest – gli altri due ne sono soltanto azionisti – in totale un discreto gruzzolo condito da qualche spicciolo.
Il dramma è rappresentato da questi spiccioli suddivisi in 64 società offshore intestate a prestanomi fidatissimi residenti nei più noti paradisi fiscali internazionali. David Mills le conosce tutte a memoria, sa bene che nel momento in cui avverrà la spartizione dei beni la Guardia di Finanza ci metterà il naso e Mr. B il mese prossimo, quando la Consulta riterrà il lodo Alfano incostituzionale, tornerà a riceve scatoloni pieni di avvisi di garanzia.
E Feltri riprenderà a dirigere Libero.

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4 commenti »

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  1. Oggi leggendo questo editoriale, ho imparato molto.
    Ho compreso tanti aspetti, che non avevo nemmeno intuito esistessero.
    Grazie e complimenti.

  2. moralista dunque lei?

  3. bellissimo articolo molto scorrevole e di piacevolissima lettura. grazie per la sua chiara esposizione dei fatti e per le sue conclusioni francesco bruno

  4. Veronica Lario una moralista? Forse una santa, che ha sopportato Silvio per 30 anni…

    Arriva una nota per i lettori curiosi. Questo articolo è stato raggiunto da molti utenti attraverso le seguenti parole inserite nel motore di ricerca di WordPress:
    – boffo e’ ricchione?
    – “dino boffo”+frocio
    – boffo e’ ricchione o no?
    – boffo copre un tossicodipendente
    No, Dino Boffo non è ricchione, e neppure frocio. È omosessuale.


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