Sono solo degli zeri

11 ottobre 2009 alle 14:56 | Pubblicato su Satira | Lascia un commento
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Lezioni di giornalismo / 4

31 agosto 2009 alle 23:43 | Pubblicato su Lezioni di giornalismo | 1 commento
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feltriok

Le parole che rimbalzano oggi sui media sono patacca e mafioso. Non poco se si considera che la prima si riferisce all’informazione pubblica, e la seconda a Berlusconi.

Riassunto delle puntate precedenti
Feltri su il Giornale (quotidiano della famiglia Berlusconi) attacca Dino Boffo (direttore dell’Avvenire, organo della CEI, la Conferenza Episcopale Italiana) in quanto “moralista” con precedenti penali.
In poche ore i poteri forti prendono le distanze da Feltri:
– Il cardinale Bagnasco (presidente della CEI) dichiara l’articolo un “attacco disgustoso e molto grave”.
– Altri importanti componenti della CEI aggiungono: “un affaraccio brutto”, “inquietante”, “spazzatura maleodorante”.
– Monsignor Domenico Mogavero (presidente del consiglio CEI per gli affari giuridici) afferma: “Un’intimidazione che da siciliano definirei di tipo mafioso”.
Silvio Berlusconi si dissocia: “Sacro il rispetto della vita privata di tutti”. In seguito: “Adesso è meglio se state tutti zitti, lasciamo decantare la cosa. Poi me ne occuperò io personalmente [col Vaticano]”.
Boffo riceve la stima e l’appoggio di tutte le forze politiche, nonché degli stessi vescovi. Scrive nel suo editoriale: “Non una nota informativa, ma una emerita patacca”.

Cosa dice Wikipedia?
La patacca – Era un tipo di moneta, spesso grossa, pesante e di scarso valore. Oggi il termine indica soprattutto un oggetto falso, che si tenta di smerciare come antico e prezioso.
Il mafioso – Le analisi moderne del fenomeno “mafia” la considerano, prima ancora che una organizzazione criminale, una “organizzazione di potere”; ciò evidenzia come la sua principale garanzia di esistenza non stia tanto nei proventi delle attività illegali, quanto nelle alleanze e collaborazioni con funzionari dello Stato, in particolare politici, nonché nel supporto di certi strati della popolazione. Di conseguenza il termine viene spesso usato per indicare un modo di fare o meglio di organizzare attività illecite.

Vittorio Feltri (ribattezzato “Littorio” da Marco Travaglio) non capisce di averla fatta grossa e prosegue il suo cammino verso il baratro del ridicolo, nello stile “mi piego, ma non mi spezzo”.

Titolo dell’editoriale:

La patacca c’è. Ma è di «Repubblica»

Non si capisce perché si ostini a sbagliare il nome del quotidiano – che non è nato ieri – che si scrive la Repubblica. Non costa a nessuno fare un salto su Google, o sullo stesso sito web! Ve lo immaginate un editoriale di Feltri contro colui che ha definito il suo periodico il Giornalino? La Gialappa’s spiega che non si capirebbe cosa sia quella montagna di carta e inchiostro, ficcata in un angolo dell’edicola, se non ci fosse scritto sopra a chiare lettere la sua definizione precisa: “il Giornale”, risulta quindi un aiuto ai lettori che potrebbero usare l’oggetto come zerbino, o per pulire i vetri delle finestre.

Si inizia bene
L’incipit è una triste considerazione: È impressionante l’appiattimento della stampa italiana. Forse si riferisce all’ultimo resoconto di Freedom House che la declassa da libera a parzialmente libera (oltre resta solo il “non libera”), facendo compagnia in Europa alla Romania e alla Bulgaria, mentre Reporters sans frontieres ci sbatte nella sua classifica al 44° posto (in discesa).
No! Il dramma è un altro: Ieri quattro grandi quotidiani avevano lo stesso titolo d’apertura. Identico. Fotocopiato. E speriamo non concordato. Repubblica, Corriere della Sera, Stampa e Messaggero si presentavano così in edicola: «Bagnasco: attacco disgustoso» (l’unica variante spiccava sotto la testata affidata a Ezio Mauro: anziché Bagnasco, si leggeva «i vescovi»). Mi dovrebbe spiegare Feltri come si fa a fare titoli diversi se in realtà rappresentano una dichiarazione. Bha!
Nasce la certezza che le quattro testate stanno sulle palle a Berlusconi (che correttamente scritte dovrebbero risultare La Stampa e Il Messaggero, svista di poco conto, l’importante è non confondere Il Sole 24 ORE con Le Ore). Non mi stupirei se Feltri avesse già pronto nel cassetto alcuni dossier privati sui loro direttori, o i principali giornalisti. Non dimentichiamo che fra pochi giorni nascerà il Fatto Quotidiano di Travaglio, personaggio che neppure la Repubblica è riuscita a intaccare nella sua integrità morale e – soprattutto – legale.
Sembra di essere tornati ai tempi di Tangentopoli… Magari, dico io!

Il gioco del Monopoli
Viene inventata la Polizia di carta: In occasione della vicenda resa nota dal Giornale [su Boffo] le forze armate di carta hanno, mi auguro una tantum, riattivato l’antico cliché corporativo. Ovvio, si trattava di far passare l’idea che la CEI abbia ragione di indignarsi e il Giornale torto a provocare scandalo riportando un fatto documentato. Il frettoloso periodo è scritto maluccio, vorrebbe far credere che alcuni giornali stanno facendo “cartello” contro Berlusconi.
Purtroppo queste poche parole, che vorrebbero rappresentare una difesa/attacco, sono dettate da una complessa azione-reazione. In breve:
La Repubblica attacca Berlusconi e il Corriere della Sera non smentisce.
– Berlusconi si incazza.
– Scriviamo che il direttore de la Repubblica si sta comprando una casa pagandola in nero.
– L’Avvenire attacca Berlusconi.
– Berlusconi si incazza.
– Attacchiamo Boffo per la sua omosessualità e un patteggiamento per molestie.
– La CEI ci attacca.
– Berlusconi si incazza, ma schiva.
– Attacchiamo la CEI.
– La CEI si incazza come solo lei sa fare.
In pratica la filosofia sembra essere: “attacchiamo a testa bassa tutti quelli che ce l’hanno con Berlusconi”. Ma è una strategia che alla lunga non paga, perché l’idea del premier è imbavagliare l’informazione, mentre l’ira di Feltri lo costringe a fare notizia, a riportare dichiarazioni, a pubblicare documenti di dubbia provenienza. Prima o poi Feltri perderà pubblicamente la faccia e dovrà essere sostituito, momento in cui lo stesso Berlusconi si autoproclamerà un bugiardo.
Tornando all’articolo notiamo come la stampa avversa al premier venga chiamata “forze armate di carta”. Confesso che non comprendo il “messaggio” nascosto, è sicuramente molto forte e ispira violenza, probabilmente l’idea era di far passare la concorrenza come un acerrimo nemico da combattere fino alla morte, ma l’effetto complessivo è una rilevante goffaggine.
“L’antico cliché corporativo” è un brutto autogol perché mette in discussione proprio la libertà di stampa, quindi crea sospetti sullo stesso Feltri. Ma l’idea che la frase comunica al lettore, specialmente se estratta dal contesto, è che si stia parlando di un complotto massonico. Un argomento tabù, perché Berlusconi è stato membro della P2 e legifera seguendo le vecchie idee di Licio Gelli.
Per finire si svela il motivo dell’articolo: delegittimare il Giornale facendo credere che la CEI abbia ragione da vendere. Ma questo può valere solo se entrambe le parti sono sullo stesso piano, invece Feltri ha pubblicato una patacca e i vescovi si sono – giustamente – alterati. Se la Repubblica intitola “Inter Milan: 4-0” non è possibile nessuna critica, il Milan ha giocato da fare schifo, o l’Inter da Dio, non può essere considerato uno sgarbo, ma solo un dato di fatto: la verità.

Precisa: Il cardinale Bagnasco giudica disgustoso il nostro attacco, ma non giudica disgustoso l’episodio che lo ha generato e di cui è stato protagonista Dino Boffo. In realtà il giudizio è stato dato da tempo, la velina anonima fu trasmessa (senza richiesta) tre mesi fa a tutti i vescovi, Bertone ha subito rinnovato la fiducia a Boffo chiarendo che non avverranno cambiamenti nell’Avvenire, via telefono gli comunica la solidarietà del Papa. Che razza di morale è questa? Da quando in qua raccontare un reato è peggio che commetterlo? Ancora una volta si torna sul tema della morale, si capisce chiaramente che Feltri è incazzato perché i suoi avversari diretti non hanno reagito come desiderava. Sua eminenza è fuori strada, e come lui i quotidiani che si sono accodati acriticamente. Un insulto pesante a Bertone che se lo appunta nel suo libricino nero.

I fatti distorti
Qualche sprovveduto ci ha rimproverati di aver confezionato un falso per colpire Avvenire. Bene. Eccolo servito; pubblichiamo in prima pagina la prova regina: il testo della Procura da cui si apprende dell’avvenuta esecuzione della pena inflitta e il reato relativo. Il Gip di Terni conferma che la “velina” utilizzata da Feltri non esiste, così come nessuna nota che riguardi l’orientamento sessuale di Boffo. Eppure si leggeva il 28 agosto “Il Boffo è stato a suo tempo querelato da una signora di Terni…”, frase non estratta dal certificato del casellario giudiziale (che riporta solo il reato di “molestie alle persone” e l’ammenda), ma da un foglio anonimo allegato ad esso, scritto a macchina e destinato all’Eccellenza Vostra (titolo da vescovo, ma anche da prefetto), che definisce Boffo omosessuale. Quindi la “prova regina” è un pezzo di carta che chiunque avrebbe potuto confezionare accedendo ai documenti processuali, segreti per ragioni di privacy.
[…] Oddio, comprendiamo il suo ritegno e il suo stato d’animo [di Boffo], un po’ meno le dichiarazioni di Bagnasco e per nulla la maniera con cui i giornali le hanno enfatizzate senza nemmeno ascoltare la nostra campana. Ma fin qui accettiamo, siamo gente di mondo. Io sono sicuro che Feltri queste cose le capisce benissimo, forse non i suoi lettori, però non accetto di essere sbattuto nella categoria “gente di mondo”.

Botta senza risposta
Ciò che sorprende è la spudoratezza di Eugenio Scalfari, fondatore di la Repubblica, il quale per sostenere la tesi secondo cui io avrei agito come killer di Berlusconi, si inventa una mia visita a Palazzo Chigi […] Si svicola, si cerca altra carne da mordere. Viene chiamato “killer”, un termine inglese che, tradotto alla lettera, significa “assassino”. Un insulto pesante che Scalfari poteva evitare. Purtroppo, poche righe dopo, Feltri usa la stessa parola: […] qui se c’è uno specialista in killeraggio è Scalfari.
È proprio in questa frase che si capisce Vittorio Feltri. Se lo insultano, lui ribatte sullo stesso piano, quindi pensa che anche gli altri ribattano agli insulti nello stesso modo. Scrive che Boffo è omosessuale e si aspetta che Bagnasco replichi “difendendo un omosessuale”, mettendo in imbarazzo il Vaticano, invece lo difende e basta. Ma Feltri insiste testardo, credendo di infinocchiare un alto porporato, abile negoziatore, che possiede una capacità dialettica cento volte superiore. Una battaglia persa in partenza…

Intuito siciliano
Se poi non bastasse, sarei disposto a dare il mio ok a chi desiderasse controllare i tabulati delle mie telefonate in entrata e uscita e la durata delle conversazioni, da cui si comprenderà che con il Cavaliere ho parlato in un passato non remoto per un totale di un paio di minuti, non certo sufficienti a elaborare una strategia di killeraggio. La strategia di “killeraggio” la si vede chiara e limpida. Mogavero capisce che i due non usavano il cellulare, infatti definisce l’intimidazione mafiosa proprio perché sa che è stata organizzata tramite “pizzini”.

La crisi isterica
Ergo. La patacca è di Repubblica, non del Giornale. Il killer non sono io, bensì Scalfari che spaccia balle su di me esercitandosi in una pagina di giornalismo basato su congetture anziché sui fatti. Dunque la Repubblica è inattendibile. Insomma, sembra che la vittoria non si debba attribuire a chi ha ragione, ma a chi ha meno torto. Ma a molti veri giornalisti resta un sorriso sulle labbra leggendo la parola “Ergo” seguita da un punto. Ma chi era Ergo? Il cane di Ulisse o un condizionatore? Me lo chiedono da anni…
Mentre scrivo leggo un dispaccio di agenzia. Da qui si capisce che è meglio non fare due cose contemporaneamente. […] Ignazio Marino, afferma che c’è da vergognarsi di quanto è accaduto negli ultimi giorni. E punta il dito contro di noi. Contro chi lo deveva puntare il dito, sulla sua portinaia?
Marino non può permettersi simili libertà. Semmai è lui che deve vergognarsi: non si fa la cresta sulle note spese. Fregare soldi all’Università (che ti licenzia, di conseguenza) non sta bene e non fornisce la patente per guidare attacchi gratuiti al Giornale. Tutti dati scritti in bella grafia nel dossier del povero Marino…

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